NATALE 2018

lunedì, 24 dicembre 2018 by

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ATTENZIONE: le informazioni fornite nel testo non si sostituiscono al parere di un Medico competente in materia di Omeopatia, non vogliono essere suggerimenti per una terapia “fai da te” ma utili spunti di riflessione rivolti a chi desideri approfondire l’argomento o avvicinarsi alla comprensione della Medicina Omeopatica.

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Allium cepa (un tipo di cipolla) è una pianta bulbosa appartenente alla famiglia delle Liliaceae. Coltivata in tutto il mondo, ha in realtà origini antichissime in oriente e trova prevalentemente utilizzo in cucina, ma, per le sue molteplici proprietà curative, è spesso utilizzata anche a scopo medicamentoso.

La cipolla contiene un olio volatile che stimola la lacrimazione e la produzione di muco fluido a livello delle mucose respiratorie: da qui la similitudine del rimedio per la cura di raffreddori, lacrimazione o naso che cola.
Il rimedio omeopatico si ricava dalla tintura madre del bulbo della cipolla rossa fresca.

Allium cepa ha un azione sui dolori nevralgici e brucianti in tutto il corpo, per le secrezioni chiare, profuse, dolorose e acquose, per gli stati iniziali di laringiti e per la tosse con la caratteristica sensazione di gola lacerata. Trova un importante utilizzo per il raffreddore da fieno in cui la lacrimazione è abbondante, con starnuti e secrezioni nasali irritanti, spesso accompagnato da gonfiore oculare. Viene utilizzato anche in caso di nevralgie associate a otiti nei bambini, nel dolore sotto la fronte e nei dolori ai molari con un andamento oscillatorio da un dente all’altro.

La diagnosi differenziale con altri rimedi che possono essere utilizzati in caso di sintomatologia simile è possibile anche grazie alle manifestazioni dei sintomi di Allium cepa, che aggravano in locali caldi e male aerati o in ambienti freddi e umidi e migliorano invece all’aria fresca e in ambienti freddi.

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Testo: dott.ssa Hilary Peruzzo, Ostetrica, studentessa di Omeopatia

ATTENZIONE: le informazioni fornite nel testo non si sostituiscono al parere di un Medico competente in materia di Omeopatia, non vogliono essere suggerimenti per una terapia “fai da te” ma utili spunti di riflessione rivolti a chi desideri approfondire l’argomento o avvicinarsi alla comprensione della Medicina Omeopatica.

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Natrum muriaticum è il rimedio ricavato dal sale marino, che contiene non solo cloruro di sodio (NaCl) ma anche cloruro di potassio, cloruro di magnesio, calcio, alluminio e altri minerali. È un costituente essenziale dell’organismo: ha un ruolo basilare nell’equilibrio idrico, un’azione generale su tutti gli organi e i tessuti, può modificare alcune reazioni biologiche fondamentali.

Il “paziente Natrium muriaticum” è una persona gentile, tranquilla, molto riservata e raffinata. È molto sensibile alle critiche, insulti o rifiuti intenzionali. Anche una banale critica viene presa molto male portando il soggetto alla chiusura e nei casi peggiori anche alla comparsa di disturbi fisici. Arriva perfino a convincersi di essere colpevole della propria infelicità, come se la meritasse perché non è abbastanza bravo o non si impegna abbastanza.

Il “bambino Natium muriaticum” è un bambino che si comporta bene ed è spesso più maturo della sua età, si impone di essere perfezionista perché ha molta paura delle punizioni e di causare delusioni alle persone che lo circondano.
E’ molto goloso di cibi salati e aspri e c’è un avversione agli alimenti grassi, cibi elaborati ed al latte.

Gli organi o sistemi più colpiti in caso di patologia sono:

  • La testa, in cui abbiamo la comparsa di una forte emicrania che peggiora con la luce, con il sole e che peggiora leggendo
  • La schiena, con una possibile lombalgia migliorata esercitando una forte pressione
  • Il sonno, con una forte insonnia causata dai dispiaceri del giorno che lo porta a rimuginare tutta la notte
  • Una grande secchezza in generale in tutto il corpo

In ogni caso tutti i dolori compaiono al mattino o nen tardo pomeriggio o dopo una prolungata esposizione al sole e in generale e migliorano ascoltando musica triste.

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Testo: Dott.ssa Sonia Ferri, Farmacista esperta in Omeopatia

Lezioni di MATERIA MEDICA – Sulphur

lunedì, 03 dicembre 2018 by

ATTENZIONE: le informazioni fornite nel testo non si sostituiscono al parere di un Medico competente in materia di Omeopatia, non vogliono essere suggerimenti per una terapia “fai da te” ma utili spunti di riflessione rivolti a chi desideri approfondire l’argomento o avvicinarsi alla comprensione della Medicina Omeopatica.

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Elemento ubiquitario in natura, lo zolfo si presenta come una sostanza solida di colore giallo, insapore, inodore e insolubile in acqua. Come elemento nativo è localizzato soprattutto in vicinanza di vulcani e sorgenti calde di acqua minerale. Lo si può spesso trovare come costituente di numerosi metalli (come la pirite), oltre che di alcune vitamine, ormoni, aminoacidi (cisteina, metionina, taurina). Per questo motivo rappresenta un elemento essenziale per ogni forma di vita.
Lo zolfo è utilizzato largamente nell’industria alimentare in forma di anidride solforosa(conservante) e di solfiti (antiossidanti).

La sua carenza può causare disturbi della memoria, artrite, ipoglicemia, fragilità di unghie e capelli oltre a patologie cutanee.
Una curiosità di ordine veterinario: I ruminanti (bovini, caprini, eccetera) che si cibano di alimenti ricchi di zolfo, manifestano la “poliencefalomalacia” , una patologia nutrizionale che può rivelarsi fatale.

Il rimedio omeopatico Sulphur è ottenuto dalla triturazione dei fiori di zolfo purificati. Il biotipo costituzionale Sulphur è tendenzialmente magro, dalle spalle curve e con l’andatura di un vecchio. E’ nervoso, pigro, sempre stanco, fortemente egoista e tende a spaventarsi facilmente. La sua mente è sempre affollata da pensieri sgradevoli e tristi e il suo sonno è pessimo, in quanto disturbato da incubi. Teme sempre di emanare cattivo odore. In effetti le sue secrezioni sono acri ed emanano un caratteristico fetore. Il tipo Sulphur non ama l’acqua né tantomeno bagnarsi. Il bambino Sulphur è un “giovane vecchio” dall’aspetto malsano e giallognolo. Ha un grande appetito, che lo porta a mangiare di tutto, poco e spesso. Presenta quasi sempre delle eruzioni pruriginose, piene di pus maleodorante e localizzate in particolare a livello del cuoio capelluto, della nuca, della fronte, della zona dietro le orecchie e in altre sedi. Tende ad avere la testa e i piedi caldissimi durante il riposo notturno e questo lo fa sudare molto. Ha sempre molta sete e vive nel terrore di essere lavato. Presenta sempre uno smisurato desiderio di cibi dolci e grassi. Un aspetto caratteristico di Sulphur è “l’ammirazione per ciò che non vale nulla”.

Tutti i sintomi migliorano con il caldo secco, con le frizioni, e coricandosi sul lato destro. Viceversa peggiorano con i bruschi cambiamenti climatici, con il caldo umido, con la notte, con la posizione eretta, dopo mangiato e a contatto con l’acqua.

Caratteristico è il prurito intenso accompagnato da una forte sensazione di bruciore. Sulphur ha affinità in particolar modo per la cute, le mucose (tipiche sono le secrezioni abbondanti, escorianti, fetide e brucianti), il tessuto linfoide, l’apparato cardiocircolatorio, la testa, il sistema nervoso, l’occhio, l’orecchio, l’apparato gastroenterico, l’apparato respiratorio, l’apparato riproduttore, urinario e muscolo scheletrico. E’ impiegato nelle patologie croniche ma anche nelle forme acute con tendenza alla cronicizzazione, a causa spesso di un “abbassamento” delle difese immunitarie del paziente.

Alcune situazioni patologiche in cui Sulphur può essere fra i rimedi da prendere in considerazione dopo attenta diagnosi differenziale sono le seguenti:

  • Emicrania intermittente a carattere congestivo e periodico
  • Insonnia
  • Cheratite e visione offuscata
  • Acne
  • Eczema
  • Orticaria con prurito su tutto il corpo
  • Afte del cavo orale
  • Stomatite
  • Gastrite con appetito vorace alle 11 del mattino
  • Diarrea al mattino improvvisa, non dolorosa e con scarsa tendenza a recidivare lungo la giornata
  • Cistiti con infiammazione catarrale, dolorosa e dal caratteristico prurito e bruciore
  • Vene varicose
  • Emorroidi
  • Tosse secca di notte e grassa al mattino con catarro giallo verdastro dal sapore dolciastro.
  • Reumatismi

La Dott.ssa M.L. Tyler, nel suo trattato “Quadri di rimedi omeopatici”. ricorda che Hahnemann (padre dell’omeopatia) definì Sulphur “il Principe degli antipsorici” (rimedi per le patologie croniche non veneree). Di certo questo rimedio resta indiscutibilmente uno dei più grandi “policresti” (sostanze con molte indicazioni e usi) a nostra disposizione.


Bibliografia:

Materia Medica Omeopatica Joseph A. Lathoud

Prisma – F. Vermeulen

Quadri di rimedi omeopatici – M.L. Tyler

Malattia Cronica – N. Ghatak

Materia medica e Repertorio essenziale dei medicamenti omeopatici – Shankar R. Phatak

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Testo: Dott. Giovanni Fiorani, Medico Veterinario, Omeopata

ATTENZIONE: le informazioni fornite nel testo non si sostituiscono al parere di un Medico competente in materia di Omeopatia, non vogliono essere suggerimenti per una terapia “fai da te” ma utili spunti di riflessione rivolti a chi desideri approfondire l’argomento o avvicinarsi alla comprensione della Medicina Omeopatica.

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Il rimedio omeopatico Apis si ottiene, in maniera del tutto sovrapponibile, dalla tintura dell’ape intera triturata o dal veleno macerato e diluito in soluzione alcolica (“Apis vivus”). 

Il soggetto Apis  condivide con l’insetto la tematica  dell’impegno costante e dell’operosità fino alla follia frenetica in casi di scompenso, con eccitabilità e irritabilità, iperattività motoria, avversione alla contraddizione e attitudine al controllo e al comando.

Il paziente possiede intense emozioni che non vengono facilmente espresse e ciò può sfociare talvolta in una sensualità licenziosa e dissoluta, con esaltazione della libido; oppure può trattarsi di un soggetto passionale ma frustrato. Negli stati di scompenso estremo (in antitesi con l’essere perfettamente orientati proprio dell’ape) emerge una goffaggine sia emotiva che fisica, con dissociazione affettiva e tratti di tipo maniacale e presentimento di morte.

Il paziente che ha bisogno di Apis peggiora col calore (della stanza, del fuoco e delle bevande molto calde o del cibo caldo e del letto o bagno caldi): questo  rispecchia l’impegno profuso dall’insetto in natura per ventilare e mantenere le fresche temperature nell’alveare durate tutto l’anno, per consentire al nido temperature costanti fondamentali per l’attività operaia e soprattutto per lo sviluppo delle Api Regine.
Anche il contatto, il tatto e la  pressione sono fattori aggravanti, analogamente alla ripugnanza mostrata dall’ape verso i  campi elettromagnetici e alla sensibilità alle cariche elettriche, che  potrebbero esserle addirittura fatali.

Il paziente si aggrava anche col sonno e l’inattività oppure con  lo stare coricato, atteggiamento che infatti si pone in antitesi con l’operosità propria dell’insetto. Altre modalità di peggioramento riguardano  la soppressione delle eruzioni o l’orario del tardo pomeriggio a partire dalle 16, oppure l’assunzione di cibi piccanti o acidi, che pur desidera.
All’opposto, miglioramenti si hanno con  l’aria fresca  o con un bagno fresco o con le applicazioni fredde o assumendo bevande fredde o scoprendosi, col movimento o cambiando posizione o stando seduto eretto, con poca espettorazione.

Altra caratteristica importante è la tendenza alla forte gelosia, che rappresenta anche un evento scatenante per la manifestazione di determinati sintomi, come lo sono il dolore emotivo (“greaf”)  o alcuni spaventi (tipica è la paura degli uccelli), l’eccesso sessuale o la frustrazione, con l’irritabilità che ne deriva.

E’ indicato per affezioni acute e subacute e affezioni con brusca insorgenza e violenta evoluzione con infiammazione, edemi localizzati e generalizzati, dolori intensi che sono di tipo puntorio e bruciante come fitte e “aghi”, migliorati dalle applicazioni fredde, accompagnati da intolleranza al caldo con  bisogno di aria e di scoprirsi, irritabilità, eccitabilità e a volte alterazioni dello stato di coscienza. Si noti che quest’ultimo quadro è affine agli stati allergici e agli esiti delle punture di insetto, per cui infatti questo rimedio trova ampia applicazione.
Il rimedio e’ utile anche  in stati febbrili con sete intensa durate i brividi e assenza di sete durante la fase di calore.

I sintomi fisici in Apis riguardano la cute con comparsa di eritema, edema, manifestazioni orticariodi o erisipelatose, dolori acuti e puntori, bruciori e prurito; sono colpite le mucose prevalentemente dell’apparato genito –urinario (con particolare coinvolgimento infiammatorio dell’ovaio e disturbi della minzione come oliguria e cistite), del sistema digerente con diarrea e pirosi gastrica e fenomeni ostruttivi, dell’apparato respiratorio con flogosi ed edemi della faringe e infiammazione con versamento a rapida insorgenza a carico delle sierose.
Possono essere interessati in casi estremamente gravi anche il  sistema nervoso, con reazione meningea, tremori, convulsioni, paralisi, disturbi della sensibilità e alterazioni dello stato di coscienza e quello cardiocircolatorio con caduta della pressione arteriosa fino al collasso. La lateralità è prevalentemente destra.

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Testo: dott.ssa Elisa di Curzio, Medico Chirurgo, Omeopata

ATTENZIONE: le informazioni fornite nel testo non si sostituiscono al parere di un Medico competente in materia di Omeopatia, non vogliono essere suggerimenti per una terapia “fai da te” ma utili spunti di riflessione rivolti a chi desideri approfondire l’argomento o avvicinarsi alla comprensione della Medicina Omeopatica.

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Natura: frutto della Myristica fragrans

Nome latino: Nux moschata o Myristica fragrans

Nome volgare: Noce moscata

Famiglia: Miristicacee

Distribuzione: Antille, Molucche e Sumatra

La preparazione omeopatica di Nux moschata si ottiene per triturazione della noce moscata, un seme avvolto da un tessuto laciniato, rosso e molto profumato detto “macis”, presente nel frutto dell’albero della noce moscata. Tale seme è di consistenza piuttosto dura, di colore grigio e venato in superficie. La noce moscata, per l’odore ed il sapore aromatico, ha trovato da lungo tempo un impiego nelle preparazioni culinarie; è stata anche utilizzata come medicinale in caso di malattie reumatiche e colera o come afrodisiaco. I principi attivi di questo seme sono i prodotti metabolici della miristicina e della elemicina, sostanze psicoattive aventi in dosi elevate importanti effetti tossici sull’organismo: l’ingestione orale dell’equivalente di due noci moscate grattugiate è in grado di provocare un quadro tossico dopo un tempo di latenza di 3-6 ore.

Il quadro tossico è caratterizzato da nausea, vomito, dolori addominali, dolori al torace, irrequietezza, agitazione, tremori, vampate di calore, tachicardia, ipertensione, secchezza della bocca, periodi di letargia spesso seguiti da delirio ed allucinazioni.

In ambito omeopatico la Nux moschata fu introdotta nella Materia Medica da Helbing, che la sperimentò nel 1833. Gli sperimentatori hanno messo in risalto la secchezza della cute e delle mucose, la mancanza di sudorazione, la sensibilità al freddo e la sonnolenza/ stato di torpore e letargia.

Il rimedio Nux Moschata è indicato nei casi acuti e cronici, nei bambini, nelle donne, negli anziani, nei soggetti dal temperamento isterico, labili di umore, inclini agli svenimenti e ad uno stato di torpore e sonnolenza invincibili.

La patogenesi di Nux Moschata si può osservare dopo shock psicologici o forti emozioni, dopo intossicazioni, nei bambini molto magri, durante la dentizione e durante la gravidanza.

Il quadro clinico è caratterizzato da secchezza della cute e delle mucose, sonnolenza invincibile, sensazione che la testa sia ingrandita, difficoltà nel tenere gli occhi aperti, secchezza oculare, bocca secca e mancanza di sete, sensazione di pienezza gastrica dopo essere stato contraddetto, diarrea notturna o stipsi, irregolarità mestruali, amenorrea, palpitazioni, lipotimie, tosse secca dopo aver bevuto e con il calore del letto, tosse catarrale dopo aver mangiato, asma su base isterica, raucedine camminando contro vento, dolori reumatici scatenati dall’umidità e dal freddo, convulsioni, mancanza di sudorazione, labilità del tono dell´umore, riso o pianto immotivati od alternati, torpore mentale e deficit mnemonici.

Principali indicazioni cliniche sono quindi le seguenti: sonnolenza, letargia, catalessia, isterismo, corea, crampi, convulsioni, epilessia, piccolo male con assenze, ictus, astenia, lipotimie, emorragie, anemia, rachitismo, disturbi della dentizione, verminosi, gravidanza isterica, asma su base isterica, come sempre anche in associazione a farmaci convenzionali.

Per una prescrizione omeopatica basata sui sintomi mentali del paziente, gli aspetti più caratteristici della sua personalità sono l’instabilità del tono dell´umore, gli eccessi di ilarità improvvisa e spesso immotivata, i disturbi dell´attenzione, della memoria, dello stato di coscienza e della motilità.

Il paziente Nux Moschata si aggrava principalmente con gli sforzi mentali, scrivendo, conversando, pensando ai suoi disturbi e camminando all´aria aperta. Può presentare disturbi mentali in gravidanza e dopo soppressione del mestruo. Si può ammalare per collera e vessazioni, per eccitamento di tipo emozionale, per spaventi, per shock psicologici, per delusioni sentimentali, per applicazione mentale.

Come modalità dei sintomi, in Nux Moschata troviamo la lateralità destra prevalente; a volte sinistra superiore e destra inferiore. Spesso i sintomi interessano un solo lato del corpo. L’aggravamento dei sintomi avviene spesso al mattino, verso mezzogiorno, con l’aria fredda, all’aria aperta, con le correnti d’aria, durante l’inverno e durante l’estate, con i cambiamenti di tempo, scoprendosi, con il decubito sul lato dolente. Il miglioramento dei sintomi invece avviene principalmente con il caldo, con l’aria calda, con il clima secco, con il calore del letto.

Antidoti di Nux Moschata: Camph.; Gels.; Laur.; Nux-v.; Op.; Valer.; Zin-c.

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Testo: Dott. Riccardo Cremascoli, Omeopata Unicista, MD-PhD Neurologia e Neurofisiologia, Esperto in medicina del sonno

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Graphites é un rimedio conosciuto soprattutto per la sua azione su lesioni cutanee eczematose che secernono un liquido sieroso e viscoso simile al miele, spesso puzzolenti e pruriginose.
Il buon Omeopata, però, dovrà riconoscere altri segni e sintomi caratteristici del rimedio per prescrivere Graphites.

Ci aiuterà sapere che la sostanza di partenza di questa medicina è in natura il carbon fossile estratto dalle miniere sotterranee. Si tratta di un materiale grezzo, poco raffinato, nero e brillante: un accumulo di atomi di carbonio legati e compattati fortemente tra loro in cristalli lamellari.

Come la sostanza da cui deriva, Graphites é un essere umano basico, semplice, spesso sovrappeso e freddoloso. Si muove con lentezza ed anche a livello mentale ha bisogno di tempo per capire, per prendere decisioni.
Attenti però a non criticarlo, perché non ha certo un gran senso dell’umorismo e facilmente si offende.
La sua sensibilità affiora quando ascolta la musica, che lo commuove profondamente. Spesso é triste ed ansioso, a volte timido ed impressionabile, piange senza motivo, soprattutto la sera.

C’é chi definisce Graphites come un diamante nascosto, un gran talento che non riesce a trionfare nonostante le sue eccellenti potenzialità. La grafite ed il diamante sono in fondo due forme diverse in cui il carbonio si organizza a livello molecolare: uno grezzo e povero, l’altro brillante, prezioso e da tutti desiderato.

L’organo d’espressione di Graphites é la pelle, che appare secca e screpolata. Le unghie sono grosse e deformi, si rompono facilmente. Nel processo di cicatrizzazione produce cheloidi, cicatrici grandi, piatte e brillanti. Il prurito può essere generalizzato.

Prescriviamo Graphites in caso di escoriazioni, ipercheratosi e ragadi nelle pieghe del corpo (inguine, collo, dietro le orecchie, sulle superfici flessorie degli arti) che si curano lentamente, soprattutto nei bambini.
Questo rimedio può essere utile anche in casi di ragadi anali associate a stipsi ostinata, con feci dure e nodose, a volte con muco. Anche nelle ragadi dei capezzoli o nelle escoriazioni della vulva e tra le cosce è un buon rimedio.

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Testo: dott.ssa Arianna Bonato, Medico Chirurgo, Omeopata, specialista in Ginecologia e Ostetricia

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Il peperoncino, allegro e piccante, è un grande alleato per la nostra salute, e non solo in cucina come spezia e nei preparati fitoterapici.

Capsicum deriva dal latino capsa, scatola: il suo frutto ci ricorda infatti una scatoletta che racchiude i semi (forma che ha in comune con il suo parente, il peperone). È originario dell’America centromeridionale, dove veniva utilizzato come alimento e rimedio fin dai tempi remoti (noto in Messico già nel VII millennio a.C., cioè 9000 anni fa). Il frutto è ricco di vitamina C, che però viene degradata durante l’essiccazione; contiene vitamina P (antiemorragica e vasocostrittrice), vitamine del gruppo B, E, K; contiene la capsaicina e la rubefacina, le sostanze che lo rendono “piccante” e sono dotate di proprietà ipocoesterolemizzanti e antiaggreganti piastriniche. Viene utilizzato in fitoterapia per alleviare i dolori muscolari e articolari, per le dermatiti posterpetiche dolorose; come regolatore intestinale, per favorire la digestione e per limitare l’effetto putrefattivo dei cibi.

Il rimedio omeopatico si ottiene dalla tintura madre preparata dal frutto essiccato con i suoi semi. Pur non essendo tra quelli usati più di frequente e molto studiati, i cosiddetti “policresti”, è un importante rimedio omeopatico.

Simile per molti aspetti a Belladonna, è tra i più importanti rimedi delle gravi infiammazioni delle mucose ipersecernenti e sanguinanti; è utilizzato nelle situazioni di flogosi acuta accompagnata da ipertermia, cioè calore, irritabilità e ipersensibilità alla luce, al tocco, al rumore, al movimento.

In Omeopatia viene utilizzato come sintomatico per le infiammazioni delle mucose irritate ed urenti di tutto il tratto gastroenterico ed urinario, accompagnate da secrezione e tenesmo: dalla gastrite ed esofagite con reflusso alle emorroidi con bruciore anale, dal tenesmo rettale alle infiammazioni urogenitali.
Viene utilizzato anche per le otiti, le mastoiditi, le faringiti.

Tipico è l’aggravamento bevendo acqua fredda o con applicazioni fredde locali, mentre migliora col calore e mangiando: è utile anche nelle nevralgie faciali con dolore delle ossa dopo esposizione al freddo.
Il “biotipo” costituzionale classicamente descritto è pletorico, arrossato e congesto, con la faccia rossa, con piccoli vasi sanguigni rossi e dilatati soprattutto sul naso; indolente e pigro, non ama l’esercizio fisico ed è soggetto ad improvvisi cambiamenti di umore, dall’allegria alla collera o alla depressione.

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Testo: dott.ssa Monica Delucchi, Medico Chirurgo, Omeopata, Internista, docente presso Centro Studi La Ruota

ATTENZIONE: le informazioni fornite nel testo non si sostituiscono al parere di un Medico competente in materia di Omeopatia, non vogliono essere suggerimenti per una terapia “fai da te” ma utili spunti di riflessione rivolti a chi desideri approfondire l’argomento o avvicinarsi alla comprensione della Medicina Omeopatica.

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Silicea – la Silice – è un rimedio ampiamente prescritto e noto da molto tempo: la prima sperimentazione omeopatica è stata condotta proprio da Hahnemann, seguita poi nel tempo da altre tre sperimentazioni.

La Silice è una combinazione di Silicio e Ossigeno, i due elementi maggiormente presenti sulla Terra. Si presenta naturalmente nella forma cristallina (quarzo) e amorfa (sabbia). Dalla silice si ricavano sia il vetro sia il cemento.
Troviamo la silice anche nelle diatomee, alghe unicellulari caratterizzate da un rivestimento costituito da silice idrata, molto duro e resistente e finemente scolpito; queste alghe nei tempi hanno costruito immensi depositi a cui le sottilissime particelle silicee conferiscono un grande potere abrasivo. L’elemento Silicio è inoltre un componente estremamente importante della matrice extracellulare (con funzione di sostegno e scambio) e dei microchip per le sue proprietà di semiconduttore.

La funzione chimica e biologica del silicio (sostegno, connessione, scambio nel vetro, nel cemento, nella sabbia ma anche nel tessuto connettivo e nei chip) bene si correla agli organi su cui il rimedio Silicea ha un effetto più frequente (il cosiddetto “tropismo d’organo”): ossa, cartilagini, connettivo, muscoli, articolazioni, cute , mucose, linfonodi, nervi.

Viene utilizzato in moltissime situazioni acute o subacute:

– caduta delle difese immunitarie con riniti, otiti, tonsilliti, sinusiti, bronchiti caratterizzate da secrezioni spesse, gialle, dure, dall’odore di formaggio vecchio, difficili da dislocare;

– ascessi dentali e tonsillari, solitamente freddi, persistenti e poco dolenti, con rigonfiamento delle linfoghiandole e possibili fistolizzazioni, suppurazioni abbondanti;

– infiammazioni con dolori pungenti come da schegge o aghi, soprattutto durante le faringotonsilliti alla deglutizione;

– demineralizzazione tissutale con danni ai tessuti di sostegno, ai connettivi ed al tessuto reticolo endoteliale (artrite, scoliosi, fragilità ossea, rachitismo, esostosi)

Alcuni sintomi vengono descritti come tipici di Silicea: sudorazione acida del cuoio capelluto o dei piedi; intolleranza al latte materno con vomito e diarrea; stipsi a causa del latte artificiale; ritardo di chiusura delle fontanelle; sensazione di spilli in varie parti del corpo, paura degli spilli, talvolta con tonalità ossessive.

In letteratura si descrive un “biotipo Silicea”, cioè un individuo che presenta determinate caratteristiche: può essere un bimbo magro, immunologicamente debole con frequenti infezioni, con sviluppo ritardato o difficoltà di crescita, irritabile, ostinato, timido; oppure un adolescente malaticcio, scoliotico, anemico, muscolarmente debole, acneico, facilmente affaticato dal lavoro fisico e mentale. Da adulto può avere un aspetto magro, fragile, vecchieggiante oppure, in alcuni casi, infantile; freddoloso, triste, è affaticato ed esaurito, rallentato nell’azione e nell’ideazione, indeciso, insicuro.
Spesso si suggerisce la prescrizione di questo rimedio quando si evidenzia la necessità di grinta interiore.

In commercio troviamo diversi rimedi affini: Silicea (che è proprio il biossido di Silicio), Silicicum acidum (acido del Silicio), Silicium metallicum (Silicio puro), Silica terra (ricavato da un terreno sabbioso), Silica marina (ricavata dalla sabbia di mare).

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Testo: dott.ssa Monica Delucchi, Medico Chirurgo, Omeopata, Internista, docente presso Centro Studi La Ruota

Il concetto e la definizione di guarigione è forse uno dei temi più divergenti tra le visioni della Medicina omeopatica e di quella convenzionale. Abbiamo già parlato del problema della soppressione sintomatica quale lettura miope e superficiale, a volte addirittura dannosa, così come ci è stata insegnata e trasmessa nei secoli: vedere sparire un sintomo non è sempre vera guarigione, se non migliora lo stato generale e la cronicità del male.

Proponiamo una bellissima disamina dell’argomento in cui si segnala che, molto spesso, il risultato terapeutico finale è basato solo su parametri sintomatologici di tipo medico-clinico, senza un’adeguata valutazione di quelli psicologici ed “esistenziali”. Sono distinte le situazioni di acuto per le quali, non disponendo di un rimedio generale più simile alla totalità, può venire applicato un rimedio solo sintomatico (che però, secondo alcuni approcci prescrittivi e metodologici, integra comunque il rimedio cosiddetto costituzionale), dalle situazioni invece in cui il rimedio costituzionale è comunque di prima scelta anche in acuto, non valutando necessario né congruo un rimedio diverso da quello di fondo. In altre situazioni, quando invece il rimedio costituzionale non è ancora stato trovato dall’Omeopata, inevitabilmente il medicinale sintomatico lo sostituisce.

Distinguendo la guarigione clinica (quella osservata dalla sparizione sintomatica dei segni di malattia) dalla “guarigione omeopatica” (che si prefigge il risanamento della totalità intima del paziente), si afferma che è solo la Medicina omeopatica che si prefigge il conseguimento di entrambe. Infatti, la risoluzione anche brillante di un’entità nosologica (cioè dei segni di malattia) è un segnale positivo ma non sufficiente a testimoniare la guarigione profonda dell’individuo.
In alcuni malati, i rimedi solo parzialmente simili promuovono brillanti risoluzioni cliniche che però si accompagnano, al contrario, a stati mentali e atteggiamenti comportamentali francamente patologici, precursori di nuovi quadri di malattia. Promuovendo infatti soppressioni sintomatologiche in maniera reiterata nel tempo, grazie a interventi solo parziali e non causali, si possono avere ripercussioni negative sul quadro generale del paziente. Si può persino osservare che, dopo un rimedio più profondo correttamente individualizzato, riemergano spesso, seppur momentaneamente, i sintomi che erano stati soppressi dai trattamenti precedenti.

Pertanto, allo scompenso organico del soggetto deve corrispondere una profonda modificazione del malessere che manifesta: l’Omeopata deve alla fine analizzare non solo il successo clinico, ma anche e soprattutto la profondità del cambiamento intimo promosso nel Paziente. Occorre che anche il malato nella sua totalità sia stato curato profondamente ed è questo che spesso diversifica l’approccio medico omeopatico da quello della medicina ufficiale.

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Testo: dott.ssa Renata Calieri, Farmacista Formatore, direttrice del Dipartimento Farmaceutica Omeopatica FIAMO

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