Si è già chiarito che, a seguito dell’adeguamento a una Direttiva europea, il medicinale omeopatico è legittimato in tutti gli Stati Membri. Ma non tutti i Paesi in cui si utilizza o si produce e commercializza l’Omeopatia posseggono una propria Farmacopea Omeopatica (mentre ne hanno tutti una Ufficiale per gli altri farmaci).

Le Farmacopee rappresentano un insieme di norme relative a qualità e tecniche delle preparazioni farmaceutiche, dei singoli costituenti e contenitori, a garanzia della loro sicurezza d’uso. Nel caso specifico, esse descrivono i metodi di realizzazione delle preparazioni omeopatiche.

In Europa, le Farmacopee omeopatiche più storiche e utilizzate, sono quelle:

  • Tedesca GHP (German Homoeopathic Pharmacopoeia; HAB in lingua tedesca Homöopathisches ArzneiBuch) – dal 1872 la 1a edizione
  • Francese PhOF (Pharmacopée Homeopathique Française) – dal 1898 la 1a edizione

La più recente Farmacopea Omeopatica Europea (European Pharmacopoeia), attinge norme dall’una e dall’altra delle suddette Farmacopee, a volte riportandone i Metodi di entrambe.

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Le preparazioni omeopatiche si ottengono attraverso un processo di deconcentrazione progressiva (diluizioni di solito 1:10, 1:100, o 1:50.000, a seconda delle “scale” che si vogliono ottenere) del materiale di partenza, e di dinamizzazione successiva ad ogni passaggio di diluizione. Il prodotto omeopatico così diluito e dinamizzato viene utilizzato per la realizzazione del medicinale nella forma farmaceutica desiderata (prodotto finito).

Le diluizioni sono prodotte secondo i seguenti metodi:

  • di Hahnemann, o dei flaconi separati, e secondo le due scale di rapporti alternative, decimale (DH, anche se non è stato Hahnemann a codificare le decimali, bensì C. Hering) e centesimale (CH)
  • di Korsakov detto anche del “flacone unico”, in scala centesimale e con simbolo K
  • cinquanta-millesimale (diluite di un fattore 1:50.000 e con 100 succussioni, secondo la procedura descritta da Hahnemann nel § 270 della 6^ edizione dell’ORGANON, e con simbolo LM o Q)

Tutti i metodi sopraelencati possono essere impiegati sia per le sostanze liquide (o solubilizzabili in miscele idroalcoliche) che per quelle solide (triturazioni).

Per chi volesse approfondire l’argomento tecnico, si veda la pagina del Dipartimento FIAMO di farmaceutica omeopatica.

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Bibliografia e letture utili:

  • F.S. Hahnemann – Organon dell’arte di guarire – Con integrazioni e commenti didattici utili per la comprensione e l’insegnamento della Medicina Omeopatica a cura del Dr. G. Fagone – Edizioni Salus Infirmorum (2010)

Testo: dott.ssa Renata Calieri, Farmacista Formatore, direttrice del Dipartimento Farmaceutica Omeopatica FIAMO

Omeopatia e veterinaria

lunedì, 28 maggio 2018 by

Nell’ambito della medicina veterinaria, si possono constatare i risultati che si ottengono applicando la medicina omeopatica in campo animale. Non sto parlando solo dei nostri cari amici a quattro zampe, che con la loro presenza ci allietano le giornate più cupe, nei confronti del quali qualcuno potrebbe pur dire che i risultati siano influenzati dal nostro processo di umanizzazione. Parlo degli animali da reddito, animali che in un allevamento sono numeri, apparentemente privi di identità, utilizzati solo per scopi alimentari, dove l’uomo è presente solo per quanto riguarda i loro bisogni primari e necessari per la produzione a cui sono dedicati.
Già il dr. Franco del Francia nato a Firenze nel 1928, medico veterinario, padre dell’Omeopatia in Italia e in Europa, aveva intrapreso il cammino di ricerca sull’utilizzo dell’omeopatia negli animali da reddito dagli anni ‘80, con risultati sorprendenti; collaborando con agenzie del settore agro-alimentare e con l’istituto zooprofilattico, aveva ottenuto risultati scientifici significativi che mantengono un valore senza tempo.

Con l’Omeopatia si possono a volte ottenere migliori risultati produttivi ed economici, complessivamente superiori di quelli ottenuti con la medicina classica e con costi nettamente inferiori nel bilancio dell’impresa zootecnica.
L’uomo inoltre non deve dimenticare il problema dei residui di farmaci nei prodotti di origine animale, prodotti che finiscono nelle tavole delle nostre famiglie; tutt’ora è vivo e sempre molto discusso il problema dell’antibiotico resistenza, in cui il nostro organismo assimila continuamente con l’alimentazione antibiotici che potrebbero rendere il nostro corpo così resistente in caso di malattia che le terapie attualmente conosciute nella medicina classica ufficiale potrebbero mostrare notevole difficoltà nell’esserci d’aiuto. Non per ultimo il problema delle deiezioni provenienti dagli allevamenti che finiscono nei campi, dove naturalmente si producono i cereali per uso animale e umano, che ricadono con i residui ancora una volta nella nostra tavola.

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Ecco che l’Omeopatia in campo veterinario ha veramente un grande valore: da una parte agisce in modo dolce e naturale nella cura delle malattie e nel controllo del dolore dei nostri animali domestici, i quali rispondono alle terapie con una ripresa della loro vita normale accanto a noi umani; dall’altro ha un valore primario indirettamente per il bene di tutti noi esseri umani nel ridurre dalla nostra alimentazione sostanza chimiche che, accumulandosi ripetutamente nel nostro organismo, potrebbero potenzialmente crearci malattie sempre più resistenti nel tempo.

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Testo: dott.ssa Nadia Damian, Medico Veterinario, studentessa di Omeopatia

Persino la pubblicità dei medicinali da banco ci dice che, se togli in fretta un sintomo, non ti perdi la lezione di tennis, la gita fuori porta, la serata con gli amici. Ma qualcuno si è mai chiesto se questo significhi “curare”, o addirittura “guarire”, una malattia, magari divenuta cronica? Se da vent’anni si soffre di cefalee o di emorroidi, è davvero prendendo un medicinale palliativo o sintomatico per tutta la vita che mi curo da questo male? Che cosa significa “guarire” e cosa “curare”?

Tanto per cominciare, nel § 148 del suo “Organondell’Arte di guarire”, Hahnemann distingue una malattia acuta (che “se insorta da poco, scompare, inosservata, non raramente in poche ore”) da una malattia cronica (che “impiega invece a scomparire maggior tempo e con segni di malessere”). Ma nel § 185, in riferimento proprio alle cosiddette malattie locali (quelle che si localizzano sulla pelle, sulle mucose, o anche in un punto preciso), egli dice: “Finora l’idea dominante nell’insegnamento era che solo queste parti erano colpite da malattia e che il resto del corpo non partecipasse della malattia, teoria dottrinaria assurda che ha portato al trattamento medico più dannoso”.

Poi al § 187 ci indica che esse hanno la loro origine in una sofferenza interna: “Considerarle solo come semplici malattie locali e allo stesso tempo trattarle solamente o quasi solamente in un qual certo modo chirurgico, con topici o altri rimedi simili, come ha fatto fin dalle epoche più remote la scuola antica, è tanto assurdo quanto sono perniciosi i suoi risultati.” Ma il passaggio più bello e illuminante è forse al § 189: “Non esiste un’eruzione alle labbra, non una suppurazione ungueale senza che, prima e in pari tempo, non vi sia una perturbazione interna dell’organismo”. Cosa che anche J.T. Kent sintetizza magnificamente nell’aforisma “Non sei malato perché hai un tumore, ma hai un tumore perché sei malato”: e non c’è male che colpisca una singola parte o cellula, senza che tutto il corpo lo sappia e corra ai ripari.

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Qual è dunque la possibile soluzione? È rivelata orbene al § 190: “Il trattamento veramente razionale di un male esterno, non dovuto a cause traumatiche, deve agire su tutto l’organismo, deve tendere alla guarigione con la distruzione del male generale, con rimedi interni. Soltanto tale cura sarà utile, sicura, giovevole e radicale”. E ancora: “Con questo [solo] medicamento, usato soltanto per uso interno (e già alla prima dose, se il male è insorto da poco) guarisce lo stato generale malato dell’organismo e anche il male locale, contemporaneamente” (§ 193); “Nelle malattie locali acute, insorgenti rapidamente, come pure in quelle instauratesi già da lungo tempo, non devesi applicare, sulla parte esterna malata, alcun medicamento, fosse anche quello salutare, omeopatico, usato per uso interno” (§194).

In questo tipo di interpretazione, i sintomi non sono la malattia, ma un segnale di disagio interno. Se con un medicinale locale e soppressivo andiamo a togliere quel semaforo allarmante, togliamo l’unico segnale che ci avverte del pericolo profondo: cerchiamo di non confondere il semaforo che ci avverte di un pericolo, col pericolo stesso.

 

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Bibliografia e letture utili:

  • F.S. Hahnemann – Organon dell’arte di guarire – Con integrazioni e commenti didattici utili per la comprensione e l’insegnamento della Medicina Omeopatica a cura del Dr. G. Fagone – Edizioni Salus Infirmorum (2010)

Testo: dott.ssa Renata Calieri, Farmacista Formatore, direttrice del Dipartimento Farmaceutica Omeopatica FIAMO

L’importanza dello stile di vita

lunedì, 14 maggio 2018 by

Frasi come “mens sana in corpore sano”, “siamo quello che mangiamo” oppure “siamo quello che pensiamo”, sono diffuse sia nella cultura occidentale sia in quella orientale, dando un’idea dell’importanza dei diversi aspetti dello stile di vita nel mantenimento della salute.

Per non perdersi nel mare magnum delle indicazioni che nei secoli sono state formulate riguardo al corretto stile di vita, utilizzeremo una classificazione “classica”, basata sui principi fondamentali della costituzione dell’uomo, tanto antica quanto utile.
Secondo la filosofia antica, l’uomo è costituito, in ordine di densità, da “terra, acqua, aria, fuoco e quintessenza”. Il termine Terra simboleggia la parte più materiale dell’uomo, ossia le funzioni corporee quali l’alimentazione, il movimento fisico, le funzioni sessuali ed il sonno. Le scienze che studiano l’influenza dell’alimentazione sullo sviluppo delle malattie sono molteplici. Il lettore curioso potrà informarsi sui più recenti studi di correlazione tra l’alimentazione e lo sviluppo delle malattie dell’organismo. E’ da sottolineare come anche Hahnemann abbia dato nell’Organon indicazioni sull’alimentazione e lo stile di vita nei malati affetti da malattie acute e malattie croniche. In particolare, nel malato affetto da una malattia acuta bisognerebbe prediligere le necessità istintive dell’organismo, come la temperatura della stanza o il tipo di posizione corporea oppure la tipologia di cibi o bevande desiderate, seppur in modica quantità, ed evitare “tutti gli sforzi spirituali come pure tutte le commozioni d’animo”. Al contrario, nel malato affetto da una malattia cronica bisognerebbe limitare l’utilizzo di sostanze che abbiano un azione medicamentosa, quali ad esempio caffè, the, spezie, erbe, radici (la lista continua al paragrafo 260) e prediligere l’attività fisica moderata all’aria aperta evitando qualsiasi sforzo dell’animo o dei sentimenti.

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L’attività fisica è infatti un altro fattore di estrema importanza nel mantenimento della salute, come testimoniano le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ed il recente interesse scientifico per le tradizionali discipline orientali come lo Yoga, il Tai Chi ed il Qi-gong.

Rispetto al soddisfacimento funzioni sessuali per una corretta salute psico-fisica, i tempi moderni hanno tanto da riflette in un’epoca dove la pornografia digitale ha raggiunto i massimi sviluppi con effetti psichici simili alle droghe chimiche sulla popolazione giovanile.

Alle attività diurne segue poi il sonno notturno, ambito della vita che non viene mai tenuto nella giusta considerazione. Basta dare uno sguardo alle regole della corretta igiene del sonno presenti sul sito della Associazione Italiana di Medicina del Sonno, per rendersi conto di quanto dormiamo in maniera scorretta e di come questo influenzi la nostra vita diurna.

L’essere umano è però costituito anche di Acqua ed Aria. La qualità dell’acqua che beviamo e dell’aria che respiriamo ha una importanza tale che il dibattito sull’inquinamento ambientale ha raggiunto finalmente una portata globale, nonostante ancora oggi la crescita economica individuale e collettiva sia ancora troppo spesso collegata al grado di inquinamento dell’ambiente in cui si vive.

Infine l’essere umano è costituito anche da “aria-fuoco-quintessenza” termini simbolici che ad un’analisi globale, seppur superficiale, indicano la sfera della psiche, della mente, delle emozioni. Il nostro secolo ha visto il fiorire della Psicologia, delle Neuroscienze e della riscoperta delle Filosofie, segno di un malessere evidente nell’ambito della mente/psiche/anima e di un bisogno di risposte e norme di vita in tale ambito. Mi piace concludere questo excursus ricordando ed invitando alla lettura di una bellissima lettera che Samuel Hahnemann ha scritto nel 1799 ad un suo paziente, un sarto di Gotha: “Il buon sarto ancora non era guarito, nonostante la cura omeopatica in atto fosse efficace”. Hahnemann indica con saggezza e sottile ironia il motivo per il suo paziente cui non riusciva a guarire completamente: il sarto, come ogni uomo, aveva dimenticato come vivere con sereno distacco l’affanno letale della vita.

Si tratta di un esempio di quanto Hahnemann avesse ben centrato il motivo profondo della malattia umana: l’uomo stesso. “Siamo ciò che pensiamo” non si stancava mai di ripetere Buddha ai suoi discepoli.

Dimenticavo: il buon sarto che seguì i consigli sul corretto stile di vita espressi in quella lettera, lasciò questo mondo all’età di novantuno anni.

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Testo: Dott. Riccardo Cremascoli, Omeopata Unicista, MD-PhD Neurologia e Neurofisiologia, Esperto in medicina del sonno

 

L’Omeopatia è una disciplina medica che in Italia possiede un riferimento normativo ben definito e che risulta di esclusiva competenza del medico – oppure del farmacista, solo all’interno delle competenze specifiche.

Non essendo una materia di insegnamento ufficiale all’interno delle Università, così come le altre Medicine Non Convenzionali (MNC), non tutti i medici la conoscono o la praticano, così come molti cittadini non la utilizzano e non ne conoscono la metodologia propria. Questo non significa tuttavia che si possano sostenere o avvalorare posizioni false o imprecise.

Al fine di sgombrare il campo da una serie di luoghi comuni e notizie non veritiere, spesso presenti in fonti reperibili online o nell’immaginario comune, definiamo con ferma chiarezza alcuni punti fondamentali:

  1. Le terapie ufficialmente riconosciute, facenti parte della medicina convenzionale, NON vanno MAI dismesse né tantomeno sconsigliate nel momento in cui risultino necessarie per un paziente, soprattutto nei casi di patologia grave (tumori, malattie neurodegenerative, psichiatriche, diabete, etc). In casi del genere l’Omeopatia può essere piuttosto affiancata, al fine di migliorare la risposta stessa ai farmaci, oppure allo scopo di diminuirne la probabilità di effetti avversi di determinate terapie – soprattutto se comuni – oppure di migliorare la qualità di vita del paziente
  1. Nel momento in cui un paziente chiede di poter essere curato con l’Omeopatia, va rispettata la sua scelta e va condotta una visita medica omeopatica accurata, al fine di stabilire se e in che modo l’Omeopatia potrebbe essere consigliabile per quel paziente. È necessario informare in modo corretto ed esaustivo il paziente, come indica anche il codice di deontologia professionale, acquisendo il consenso informato. Il codice deontologico, all’Articolo 15, contempla l’utilizzo di MNC
  1. Eventuali casi di malpractice individuale non hanno nulla a che vedere con la professionalità dell’intera categoria dei medici omeopati
  1. A volte si confonde erroneamente l’Omeopatia con la “medicina biologica” fondata da Hamer: si sappia invece che Hamer e Hahnemann sono personaggi che nulla hanno in comune, e le terapie da essi proposte risultano totalmente diverse, distinte e per nulla sovrapponibili. Oltretutto, si dice che Hamer abbia sempre disdegnato la medicina omeopatica. Come FIAMO non seguiamo né appoggiamo il genere di pratica clinica proposta da Hamer, ed eventuali posizioni professionali di singoli medici non hanno nulla a che vedere con l’intera categoria dei medici omeopati

Sulla base di quanto sopra esposto, invitiamo tutti i pazienti, o qualsiasi persona che riceva informazioni discordanti riguardo l’Omeopatia, a rivolgersi esclusivamente ad un medico abilitato e perfezionato in Omeopatia, oppure a contattarci al seguente link.

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Testo: Consiglio Direttivo FIAMO, maggio 2018

Il “proving” è la sperimentazione pura del farmaco omeopatico sull’uomo sano, svolta con metodo “induttivo” e “dal concreto all’astratto”, non allo scopo non di dimostrarne l’efficacia ma piuttosto per ottenerne il quadro generale dei sintomi propri del rimedio stesso.

Contrariamente alla sperimentazione allopatica, quella omeopatica considera anche sintomi qualitativi e non solo oggettivi/quantitativi.

Le regole del proving sono chiare e precise: dura circa un mese, viene eseguito in “doppio cieco” o in “triplo cieco”, spesso con la presenza di placebo, su gruppi di volontari sani. Essi devono trovarsi in stato di relativo equilibrio, senza assumere farmaci o altri rimedi omeopatici: alcuni vanno ad assumere il “verum”, ossia la sostanza da studiare (di origine vegetale, minerale o animale), opportunamente dinamizzato, ed altri – senza saperlo – assumono il placebo. Nessuno conosce ciò che si assume, se non il “direttore” del proving.
Oltre al direttore, ci sono generalmente altre figure che partecipano alla sperimentazione, detti “supervisori” (i quali monitorano l’andamento dei sintomi di uno o più sperimentatori volontari) e “coordinatore” (il quale per l’appunto coordina il lavoro dei supervisori e ne rende conto al direttore).

La raccolta dei sintomi relativi al cambiamento dello stato mentale, emozionale e fisico è effettuata per mezzo di appositi diari tenuti dai volontari o provers: ciò permette di “scrivere la materia medica omeopatica” del rimedio sperimentato, oppure di ampliarla o di riconfermarla.    

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Come diceva Hahnemann con l’espressione “similia similibus curentur (“i simili sono curati dai simili”), il medicinale omeopatico studiato con il proving è in grado di curare il ritratto dei sintomi presenti nel singolo malato quando emergono spontaneamente in una condizione di patologia: in pratica, ogni malattia viene curata con rimedi capaci di riprodurne i sintomi caratteristici nell’individuo sano.  

Nel decennio dal 1812 al 1822 Hahnemann e i suoi allievi dell’”Associazione dei Prover” di Lipsia sperimentarono su se stessi fino a quaranta rimedi ciascuno, costruendo così l’Omeopatia e la sua prima “Materia Medica“; altri, dopo di loro, hanno sperimentato con successo altri rimedi, come ad esempio l’appassionato dottor Hering.

Attualmente abbiamo a disposizione la seconda edizione delle “Linee guida per il Proving” redatta dalla LMHI nel 2012, che regolamenta la sperimentazione omeopatica moderna. Molti omeopati contemporanei si stanno impegnando in nuovi e interessanti provings e tra i più attivi in Italia si annoverano ad esempio il Dott. Dominici, il Dott. Mangialavori e le scuole di Omeopatia di Verona, Firenze e Reggio Calabria, mentre tra gli omeopati oltre frontiera si ricordano tra i tanti gli Omeopati Sherr, Scholten, Sankaran e Vithoulkas.

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Testo: dott.ssa Elisa di Curzio, Medico Chirurgo, Omeopata

Proseguendo nella disamina degli aspetti metodologici caratterizzanti la Medicina omeopatica, parliamo oggi di un testo fondamentale per la selezione del rimedio omeopatico più indicato: il Repertorio.

L’analisi di un Paziente si svolge all’interno di una visita medica approfondita, la quale possiede alcuni aspetti tipicamente caratterizzanti. Per l’analisi del caso, l’Omeopata utilizza poi dei testi particolari – costituenti la base della “letteratura omeopatica” – chiamati “Materia Medica” e “Repertorio”.

Per la scelta del rimedio, il Medico omeopata si é servito fin dai primissimi tempi di uno strumento indispensabile, chiamato Repertorio: si tratta di un grosso libro suddiviso in capitoli che raggruppano i “sintomi mentali”, i “sintomi fisici” (raccolti in capitoli diversi a seconda dell’organo o il sistema che li esprime) e i “sintomi generali”. Per l’Omeopatia, ognuno di questi tipi di sintomatologia riveste la stessa importanza, soprattutto se “storico”, ossia presente da molto tempo nella storia clinica del Paziente.

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Il repertorio si apre con il capitolo Mind, un importantissimo capitolo dove ritroviamo sintomi, raccolti in cosiddette “rubriche”, relativi ad emozioni come la tristezza, l’apatia, la rabbia oppure l’allegria, e molto altro. É qui che si declinano i molteplici aspetti del carattere e le illusioni vengono analizzate nel dettaglio; qui si contemplano gli sbalzi di umore, le passioni e le paure (specificate una per una), le ansie e le ossessioni. Qual è l’influenza del mare, del sole, del vento o della pioggia, della musica, della solitudine o della compagnia sullo stato mentale del nostro paziente? Il Mind ce lo racconta.

Esiste poi un capitolo specifico per le donne ed uno per gli uomini. Nel primo ritroviamo sintomi relativi all’apparato genitale, alle mestruazioni ed al parto, alla menopausa, ma anche al desiderio e alle difficoltà sessuali. Nel secondo sono raccolti i sintomi fisici degli organi genitali maschili e i disturbi della sessualità nell’uomo.

Esiste un capitolo per ogni parte del corpo e per la sua funzione. Alle orecchie per esempio si associa l’udito, al retto la defecazione e alla vescica la minzione.
Gli ultimi capitoli del Repertorio descrivono poi i sogni notturni e i tipi di febbre, insieme ai diversi modi di viverla.

Infine, nel gran capitolo Generals sono raccolti i sintomi che appaiono in relazione con l’ambiente in senso generale. È qui che si analizzano per esempio i gusti e le avversioni alimentari, sempre considerati all’interno di una visita medica omeopatica nella loro peculiare manifestazione.

Tutti i sintomi nel Repertorio sono accompagnati da una lista più o meno lunga di rimedi omeopatici che hanno dimostrato un effetto curativo specifico proprio sui sintomi stessi, con un’intensità variabile misurata in “gradi”.
Repertorizzare i sintomi omeopatici significa ricercare i sintomi del caso clinico in studio all’interno del Repertorio ed “incrociare” i rimedi corrispondenti al fine di poterne sceglierne uno, il più adatto per quel Paziente.
La repertorizzazione é una pratica che richiede precisione ed una certa dimestichezza. Spesso é necessario tradurre il sintomo nel linguaggio usato nel Repertorio, che si cominciò a scrivere nel 1800 (quando le parole e le attività della popolazione non erano del tutto uguali alle nostre), oppure in lingua inglese, ma senza alterarne il significato né dandone alcun tipo di interpretazione.

Il Repertorio più utilizzato storicamente é stato quello di James Kent, omeopata di Philadelphia del secolo IXX, che rieditò varie volte la propria opera rendendola più maneggevole e completa.
Attualmente esistono programmi informatici che includono Repertori di diversi Autori e che facilitano enormemente  il lavoro del Medico omeopata. Essi provvedono a fornire in tempo immediato una correlazione automatica tra tutti i sintomi evidenziati dall’Omeopata, generando una griglia contenente una lista di rimedi omeopatici tra i quali selezionare il più adeguato al caso specifico con un’attenta “diagnosi differenziale” tra rimedi – che si va a basare sulla loro “Materia Medica”, da conoscere nel dettaglio.

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Testo: dott.ssa Arianna Bonato, Medico Chirurgo, Omeopata, specialista in Ginecologia e Ostetricia

La “Materia Medica” omeopatica è un testo che raccoglie l’elenco delle medicine utilizzate in omeopatia, con la relativa descrizione delle proprietà cliniche. Potremmo definirla quindi il libro di “Farmacologia Omeopatica”.

La Materia Medica, assieme al Repertorio, costituisce un testo di base per l’Omeopatia classica unicista ed è uno strumento di consultazione quotidiano essenziale ed imprescindibile per il Medico Omeopata, fondamentale per guidare e sostenere la corretta prescrizione omeopatica basata sulla “Legge dei Simili” (“principio di similitudine”).

Esistono due tipi di Materia Medica:

  1. Materia Medica Pura
  2. Materia Medica Clinica

La Materia Medica Pura raccoglie tutti i dati disponibili, al momento della sua compilazione, delle sperimentazioni delle singole sostanze sui soggetti sani che hanno partecipato al cosiddetto “proving”. Quest’ultimo rappresenta la sperimentazione delle proprietà di una sostanza somministrata ad un gruppo di soggetti in buona salute. Il tipo di dati che si ottiene e raccoglie spazia da osservazioni tossicologiche fino alla sperimentazione in doppio cieco di una sostanza su gruppi di soggetti sani volontari.

La Materia Medica Clinica, invece, raccoglie una valutazione riassuntiva dell’azione delle singole medicine integrata dall’esperienza clinica del suo compilatore. Così facendo, nel tempo è possibile condividere e rivalutare l’azione delle singole sostanze, sia per quanto riguarda specifici sintomi che per quadri complessi di malattia.

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La Materia Medica Omeopatica, nel suo insieme, costituisce un continuo “lavoro in corso”, in cui le precedenti acquisizioni non diventano obsolete ed inutili, ma possono al contrario essere precisate e riviste alla luce delle nuove esperienze e delle mutate abitudini e stili di vita delle persone.
La sintomatologia di rimedi “policresti”, come ad esempio – ma non solo – Sulphur o Arsenicum, si è continuamente arricchita di dati nel corso dei duecento anni trascorsi dalla loro primissima sperimentazione (proving): questi dati non vanno considerati come una semplice somma, ma come un’immagine che evolve interpretando il mutare delle persone e dei loro bisogni. L’”ansia di notte” o il “dolore bruciante dello stomaco” avvertiti da Arsenicum risultano immutati nella loro manifestazione, mentre la causa scatenante nonché la modalità di manifestarsi risentono ampiamente della cultura, delle abitudini, dell’ambiente e delle relazioni di chi le soffre: la Materia Medica evolve costantemente, integrando al suo interno queste nuove risposte e modalità, attualizzando un’arte medica che è nata più di duecento anni fa mettendola in relazione alla popolazione contemporanea ed alle sue caratteristiche e bisogni – anch’essi in continua evoluzione e mutamento.

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Testo: dott. Giuseppe Fagone, Medico Chirurgo, Omeopata, Tesoriere FIAMO

Riprendendo il nostro articolo Omeopatia in Farmacia, andiamo a fare una breve distinzione tra quelle che abbiamo definito le diverse Omeoterapie.

Lo stesso Hahnemann, scopritore dell’Omeopatia:

  • ai §§ 7, 17, 18 del suo Organon ci dice che la totalità del paziente è quella che deve guarire
  • ai §§ 24 e 56 ci parla della necessità che ci sia similitudine tra il quadro di malattia e il medicinale
  • ai §§ 5 e 153 caratterizza i sintomi peculiari di ciascuno di noi, a ribadire l’individualizzazione e la personalizzazione del medicinale necessario alla cura
  • ai §§ tra il 105 e il 145 ci illustra la necessità e le modalità di sperimentazione sull’individuo sano (“Proving”), anticipando di oltre 100 anni il concetto di “trial” in medicina
  • ma soprattutto ai §§ 169, 273 e 274 si mostra categorico nell’indicare un unico rimedio come sola maniera di guarire omeopaticamente.

Quindi, ciò che a pieno diritto si chiama Omeopatia non solo sarà diluito e dinamizzato, ma rispetterà le esigenze appena descritte di totalità, similitudine, individualità, sperimentazione, e di un unico rimedio alla volta.

Ma, come già detto, in Farmacia troviamo diversi omeoterapici, anch’essi diluiti e dinamizzati (parametro che per la Legge è sufficiente alla definizione di Medicinale omeopatico), ma cui manca almeno uno dei quattro parametri sopra espressi.

L’Omotossicologia di Reckeweg, ad esempio, si avvale di preparazioni diluite e dinamizzate, ma di diversa origine e per lo più senza sperimentazione sul soggetto sano. Si trovano come complessi di rimedi differenti molto assortiti o come accordi di potenza, e lavorano come detossificanti a livello organico.
L’Antroposofia ideata da R. Steiner ha un carattere fortemente ideologico: collega spirito e corpo, singolo e Universo, ma utilizza basse potenze decimali preparate “omeopaticamente”, anche con attenzioni particolari (raccolta della droga, dinamizzazione, …), e in formulazioni spesso complesse.
Per entrambe, viene persa quindi la visione della Totalità, del rimedio Unico, e del Proving.
Allo stesso modo, per la preparazione dei Sali Biochimici di Schüssler si utilizzano solo dodici sali minerali diluiti e dinamizzati, ma con applicazioni secondo la biochimica moderna di Virkow sulla funzionalità della singola cellula. Qui la sperimentazione viene dall’Omeopatia o dalle esperienze cliniche di Schüssler stesso, mentre manca il “simile” sulla totalità del paziente.
Infine, l’Isopatia, demonizzata da Hahnemann nella nota al § 56, che utilizza le stesse sostanze che hanno scatenato la malattia (ad esempio pollini o allergeni, diluiti e dinamizzati, per desensibilizzare il soggetto allergico, o alcuni Nosodi specifici) cui manca la sperimentazione sul soggetto sano e dove il simile è sostituito dall’identico.

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Con questo non si vuole togliere dignità ad alcuna di queste discipline, che posseggono metodologia e dignità proprie, ma s’intende distinguerne le caratteristiche e dare ad Hahnemann ciò che è di Hahnemann.

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Bibliografia e letture utili:

  • F.S. Hahnemann – Organon dell’arte di guarire – Con integrazioni e commenti didattici utili per la comprensione e l’insegnamento della Medicina Omeopatica a cura del Dr. G. Fagone – Edizioni Salus Infirmorum (2010)
  • Giarelli G., Roberti di Sarsina P., Silvestrini B., LE MEDICINE NON CONVENZIONALI IN ITALIA – Storia, problemi e prospettive di integrazione, Edizione FrancoAngeli, 2007
  • Il Medico Omeopata – Anno XII, n. 36, nov. 2007 – pag. 7: “Quante omeopatie” A. Ronchi http://www.ilmedicoomeopata.it/numeri-completi/
  • Bellavite P., Conforti A., Lechi A., Menestrina F., Pomari S. – Le medicine complementari, Definizioni, applicazioni, evidenze scientifiche disponibili – UTET Periodici Milano, ott. 2000

Testo: dott.ssa Renata Calieri, Farmacista Formatore, direttrice del Dipartimento Farmaceutica Omeopatica FIAMO

Durante gli anni ’90, molte Farmacie (e poi quasi tutte) cominciarono a mettere in grande evidenza l’insegna luminosa con scritto Omeopatia, come a dire che lì dentro si offriva un assortimento di medicinali in più e delle competenze (il consiglio del Farmacista) che altri non avevano. Cominciava quindi a distinguersi uno spazio dedicato: uno scaffale, un banco a parte e molto spesso anche un professionista dedicato che, formato adeguatamente, si occupava del settore nello specifico all’interno della Farmacia. A quell’epoca la normativa era meno delineata e i preparati omeopatici presenziavano sul mercato italiano grazie a una disposizione transitoria, in attesa di regolamentazione.

Oggi, con il recepimento delle Direttive CE, questa regolamentazione (D.l.vo 219/2006), e quindi l’adeguamento cui le aziende produttrici stanno facendo fronte entro i termini del 2018, legittima totalmente questi preparati a Medicinali a tutti gli effetti. Ecco perché la normativa italiana li vuole all’interno della Farmacia o comunque in presenza di un professionista Farmacista all’interno dell’esercizio (es. Parafarmacia).
Ma che percorso formativo hanno seguito questi Farmacisti, e come si caratterizzano i prodotti omeopatici?

Le Scuole di Formazione in Omeopatia sono tutte quasi esclusivamente private, ma coerenti con i programmi didattici convenzionati a livello internazionale e con un monte ore minimo condiviso: si vedano ad esempio le indicazioni della Liga Medicorum Homoeopathica Internationalis e dell’European Committee for Homeopathy specifiche per il Farmacista, per un monte minimo di 250 ore di formazione; dal 2013 anche l’Accordo Stato-Regioni per l’insegnamento dell’Omeopatia sancisce un percorso formativo dei Medici per almeno 400 ore di lezioni teoriche + 100 di pratica clinica.

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Secondo la normativa già citata, per medicinale omeopatico s’intende “ogni medicinale ottenuto a partire da sostanze denominate materiali di partenza per preparazioni omeopatiche o ceppi omeopatici, secondo un processo di produzione omeopatico descritto dalla farmacopea europea o, in assenza di tale descrizione, dalle farmacopee utilizzate ufficialmente negli Stati membri della Comunità europea; un medicinale omeopatico può contenere più sostanze […]”, comprendendo in tale definizione sia i cosiddetti complessi che gli unitari, sia gli antroposofici che gli omotossicologici, e tutti quei preparati che in Farmacia riportano la dicitura “Medicinale omeopatico” senza una vera distinzione.

Ognuna di queste branche, che gode di legittima identità e caratteristiche, viene invece classificata metodologicamente nelle Omeoterapie, lasciando alla sola disciplina hahnemanniana classica la definizione di Omeopatia.
Ecco che il Farmacista competente conosce, distingue, e gestisce nel suo consiglio al banco tutti questi omeoterapici, che al momento sono formalmente classificati come Senza Obbligo di Prescrizione (SOP).

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Bibliografia: D.l.vo 219/2006, http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/06219dl.htm

Testo: dott.ssa Renata Calieri, Farmacista Formatore, direttrice del Dipartimento Farmaceutica Omeopatica FIAMO

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