L’importanza dello stile di vita
Frasi come “mens sana in corpore sano”, “siamo quello che mangiamo” oppure “siamo quello che pensiamo”, sono diffuse sia nella cultura occidentale sia in quella orientale, dando un’idea dell’importanza dei diversi aspetti dello stile di vita nel mantenimento della salute.
Per non perdersi nel mare magnum delle indicazioni che nei secoli sono state formulate riguardo al corretto stile di vita, utilizzeremo una classificazione “classica”, basata sui principi fondamentali della costituzione dell’uomo, tanto antica quanto utile.
Secondo la filosofia antica, l’uomo è costituito, in ordine di densità, da “terra, acqua, aria, fuoco e quintessenza”. Il termine Terra simboleggia la parte più materiale dell’uomo, ossia le funzioni corporee quali l’alimentazione, il movimento fisico, le funzioni sessuali ed il sonno. Le scienze che studiano l’influenza dell’alimentazione sullo sviluppo delle malattie sono molteplici. Il lettore curioso potrà informarsi sui più recenti studi di correlazione tra l’alimentazione e lo sviluppo delle malattie dell’organismo. E’ da sottolineare come anche Hahnemann abbia dato nell’Organon indicazioni sull’alimentazione e lo stile di vita nei malati affetti da malattie acute e malattie croniche. In particolare, nel malato affetto da una malattia acuta bisognerebbe prediligere le necessità istintive dell’organismo, come la temperatura della stanza o il tipo di posizione corporea oppure la tipologia di cibi o bevande desiderate, seppur in modica quantità, ed evitare “tutti gli sforzi spirituali come pure tutte le commozioni d’animo”. Al contrario, nel malato affetto da una malattia cronica bisognerebbe limitare l’utilizzo di sostanze che abbiano un azione medicamentosa, quali ad esempio caffè, the, spezie, erbe, radici (la lista continua al paragrafo 260) e prediligere l’attività fisica moderata all’aria aperta evitando qualsiasi sforzo dell’animo o dei sentimenti.
L’attività fisica è infatti un altro fattore di estrema importanza nel mantenimento della salute, come testimoniano le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ed il recente interesse scientifico per le tradizionali discipline orientali come lo Yoga, il Tai Chi ed il Qi-gong.
Rispetto al soddisfacimento funzioni sessuali per una corretta salute psico-fisica, i tempi moderni hanno tanto da riflette in un’epoca dove la pornografia digitale ha raggiunto i massimi sviluppi con effetti psichici simili alle droghe chimiche sulla popolazione giovanile.
Alle attività diurne segue poi il sonno notturno, ambito della vita che non viene mai tenuto nella giusta considerazione. Basta dare uno sguardo alle regole della corretta igiene del sonno presenti sul sito della Associazione Italiana di Medicina del Sonno, per rendersi conto di quanto dormiamo in maniera scorretta e di come questo influenzi la nostra vita diurna.
L’essere umano è però costituito anche di Acqua ed Aria. La qualità dell’acqua che beviamo e dell’aria che respiriamo ha una importanza tale che il dibattito sull’inquinamento ambientale ha raggiunto finalmente una portata globale, nonostante ancora oggi la crescita economica individuale e collettiva sia ancora troppo spesso collegata al grado di inquinamento dell’ambiente in cui si vive.
Infine l’essere umano è costituito anche da “aria-fuoco-quintessenza” termini simbolici che ad un’analisi globale, seppur superficiale, indicano la sfera della psiche, della mente, delle emozioni. Il nostro secolo ha visto il fiorire della Psicologia, delle Neuroscienze e della riscoperta delle Filosofie, segno di un malessere evidente nell’ambito della mente/psiche/anima e di un bisogno di risposte e norme di vita in tale ambito. Mi piace concludere questo excursus ricordando ed invitando alla lettura di una bellissima lettera che Samuel Hahnemann ha scritto nel 1799 ad un suo paziente, un sarto di Gotha: “Il buon sarto ancora non era guarito, nonostante la cura omeopatica in atto fosse efficace”. Hahnemann indica con saggezza e sottile ironia il motivo per il suo paziente cui non riusciva a guarire completamente: il sarto, come ogni uomo, aveva dimenticato come vivere con sereno distacco l’affanno letale della vita.
Si tratta di un esempio di quanto Hahnemann avesse ben centrato il motivo profondo della malattia umana: l’uomo stesso. “Siamo ciò che pensiamo” non si stancava mai di ripetere Buddha ai suoi discepoli.
Dimenticavo: il buon sarto che seguì i consigli sul corretto stile di vita espressi in quella lettera, lasciò questo mondo all’età di novantuno anni.
Testo: Dott. Riccardo Cremascoli, Omeopata Unicista, MD-PhD Neurologia e Neurofisiologia, Esperto in medicina del sonno
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Omeopatia e discussioni in rete: che cosa c’è di vero?
L’Omeopatia è una disciplina medica che in Italia possiede un riferimento normativo ben definito e che risulta di esclusiva competenza del medico – oppure del farmacista, solo all’interno delle competenze specifiche.
Non essendo una materia di insegnamento ufficiale all’interno delle Università, così come le altre Medicine Non Convenzionali (MNC), non tutti i medici la conoscono o la praticano, così come molti cittadini non la utilizzano e non ne conoscono la metodologia propria. Questo non significa tuttavia che si possano sostenere o avvalorare posizioni false o imprecise.
Al fine di sgombrare il campo da una serie di luoghi comuni e notizie non veritiere, spesso presenti in fonti reperibili online o nell’immaginario comune, definiamo con ferma chiarezza alcuni punti fondamentali:
- Le terapie ufficialmente riconosciute, facenti parte della medicina convenzionale, NON vanno MAI dismesse né tantomeno sconsigliate nel momento in cui risultino necessarie per un paziente, soprattutto nei casi di patologia grave (tumori, malattie neurodegenerative, psichiatriche, diabete, etc). In casi del genere l’Omeopatia può essere piuttosto affiancata, al fine di migliorare la risposta stessa ai farmaci, oppure allo scopo di diminuirne la probabilità di effetti avversi di determinate terapie – soprattutto se comuni – oppure di migliorare la qualità di vita del paziente
- Nel momento in cui un paziente chiede di poter essere curato con l’Omeopatia, va rispettata la sua scelta e va condotta una visita medica omeopatica accurata, al fine di stabilire se e in che modo l’Omeopatia potrebbe essere consigliabile per quel paziente. È necessario informare in modo corretto ed esaustivo il paziente, come indica anche il codice di deontologia professionale, acquisendo il consenso informato. Il codice deontologico, all’Articolo 15, contempla l’utilizzo di MNC
- Eventuali casi di malpractice individuale non hanno nulla a che vedere con la professionalità dell’intera categoria dei medici omeopati
- A volte si confonde erroneamente l’Omeopatia con la “medicina biologica” fondata da Hamer: si sappia invece che Hamer e Hahnemann sono personaggi che nulla hanno in comune, e le terapie da essi proposte risultano totalmente diverse, distinte e per nulla sovrapponibili. Oltretutto, si dice che Hamer abbia sempre disdegnato la medicina omeopatica. Come FIAMO non seguiamo né appoggiamo il genere di pratica clinica proposta da Hamer, ed eventuali posizioni professionali di singoli medici non hanno nulla a che vedere con l’intera categoria dei medici omeopati
Sulla base di quanto sopra esposto, invitiamo tutti i pazienti, o qualsiasi persona che riceva informazioni discordanti riguardo l’Omeopatia, a rivolgersi esclusivamente ad un medico abilitato e perfezionato in Omeopatia, oppure a contattarci al seguente link.
Testo: Consiglio Direttivo FIAMO, maggio 2018
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La sperimentazione omeopatica o “proving”
Il “proving” è la sperimentazione pura del farmaco omeopatico sull’uomo sano, svolta con metodo “induttivo” e “dal concreto all’astratto”, non allo scopo non di dimostrarne l’efficacia ma piuttosto per ottenerne il quadro generale dei sintomi propri del rimedio stesso.
Contrariamente alla sperimentazione allopatica, quella omeopatica considera anche sintomi qualitativi e non solo oggettivi/quantitativi.
Le regole del proving sono chiare e precise: dura circa un mese, viene eseguito in “doppio cieco” o in “triplo cieco”, spesso con la presenza di placebo, su gruppi di volontari sani. Essi devono trovarsi in stato di relativo equilibrio, senza assumere farmaci o altri rimedi omeopatici: alcuni vanno ad assumere il “verum”, ossia la sostanza da studiare (di origine vegetale, minerale o animale), opportunamente dinamizzato, ed altri – senza saperlo – assumono il placebo. Nessuno conosce ciò che si assume, se non il “direttore” del proving.
Oltre al direttore, ci sono generalmente altre figure che partecipano alla sperimentazione, detti “supervisori” (i quali monitorano l’andamento dei sintomi di uno o più sperimentatori volontari) e “coordinatore” (il quale per l’appunto coordina il lavoro dei supervisori e ne rende conto al direttore).
La raccolta dei sintomi relativi al cambiamento dello stato mentale, emozionale e fisico è effettuata per mezzo di appositi diari tenuti dai volontari o provers: ciò permette di “scrivere la materia medica omeopatica” del rimedio sperimentato, oppure di ampliarla o di riconfermarla.
Come diceva Hahnemann con l’espressione “similia similibus curentur (“i simili sono curati dai simili”), il medicinale omeopatico studiato con il proving è in grado di curare il ritratto dei sintomi presenti nel singolo malato quando emergono spontaneamente in una condizione di patologia: in pratica, ogni malattia viene curata con rimedi capaci di riprodurne i sintomi caratteristici nell’individuo sano.
Nel decennio dal 1812 al 1822 Hahnemann e i suoi allievi dell’”Associazione dei Prover” di Lipsia sperimentarono su se stessi fino a quaranta rimedi ciascuno, costruendo così l’Omeopatia e la sua prima “Materia Medica“; altri, dopo di loro, hanno sperimentato con successo altri rimedi, come ad esempio l’appassionato dottor Hering.
Attualmente abbiamo a disposizione la seconda edizione delle “Linee guida per il Proving” redatta dalla LMHI nel 2012, che regolamenta la sperimentazione omeopatica moderna. Molti omeopati contemporanei si stanno impegnando in nuovi e interessanti provings e tra i più attivi in Italia si annoverano ad esempio il Dott. Dominici, il Dott. Mangialavori e le scuole di Omeopatia di Verona, Firenze e Reggio Calabria, mentre tra gli omeopati oltre frontiera si ricordano tra i tanti gli Omeopati Sherr, Scholten, Sankaran e Vithoulkas.
Testo: dott.ssa Elisa di Curzio, Medico Chirurgo, Omeopata
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Repertorio e repertorizzazione dei sintomi omeopatici
Proseguendo nella disamina degli aspetti metodologici caratterizzanti la Medicina omeopatica, parliamo oggi di un testo fondamentale per la selezione del rimedio omeopatico più indicato: il Repertorio.
L’analisi di un Paziente si svolge all’interno di una visita medica approfondita, la quale possiede alcuni aspetti tipicamente caratterizzanti. Per l’analisi del caso, l’Omeopata utilizza poi dei testi particolari – costituenti la base della “letteratura omeopatica” – chiamati “Materia Medica” e “Repertorio”.
Per la scelta del rimedio, il Medico omeopata si é servito fin dai primissimi tempi di uno strumento indispensabile, chiamato Repertorio: si tratta di un grosso libro suddiviso in capitoli che raggruppano i “sintomi mentali”, i “sintomi fisici” (raccolti in capitoli diversi a seconda dell’organo o il sistema che li esprime) e i “sintomi generali”. Per l’Omeopatia, ognuno di questi tipi di sintomatologia riveste la stessa importanza, soprattutto se “storico”, ossia presente da molto tempo nella storia clinica del Paziente.
Il repertorio si apre con il capitolo Mind, un importantissimo capitolo dove ritroviamo sintomi, raccolti in cosiddette “rubriche”, relativi ad emozioni come la tristezza, l’apatia, la rabbia oppure l’allegria, e molto altro. É qui che si declinano i molteplici aspetti del carattere e le illusioni vengono analizzate nel dettaglio; qui si contemplano gli sbalzi di umore, le passioni e le paure (specificate una per una), le ansie e le ossessioni. Qual è l’influenza del mare, del sole, del vento o della pioggia, della musica, della solitudine o della compagnia sullo stato mentale del nostro paziente? Il Mind ce lo racconta.
Esiste poi un capitolo specifico per le donne ed uno per gli uomini. Nel primo ritroviamo sintomi relativi all’apparato genitale, alle mestruazioni ed al parto, alla menopausa, ma anche al desiderio e alle difficoltà sessuali. Nel secondo sono raccolti i sintomi fisici degli organi genitali maschili e i disturbi della sessualità nell’uomo.
Esiste un capitolo per ogni parte del corpo e per la sua funzione. Alle orecchie per esempio si associa l’udito, al retto la defecazione e alla vescica la minzione.
Gli ultimi capitoli del Repertorio descrivono poi i sogni notturni e i tipi di febbre, insieme ai diversi modi di viverla.
Infine, nel gran capitolo Generals sono raccolti i sintomi che appaiono in relazione con l’ambiente in senso generale. È qui che si analizzano per esempio i gusti e le avversioni alimentari, sempre considerati all’interno di una visita medica omeopatica nella loro peculiare manifestazione.
Tutti i sintomi nel Repertorio sono accompagnati da una lista più o meno lunga di rimedi omeopatici che hanno dimostrato un effetto curativo specifico proprio sui sintomi stessi, con un’intensità variabile misurata in “gradi”.
Repertorizzare i sintomi omeopatici significa ricercare i sintomi del caso clinico in studio all’interno del Repertorio ed “incrociare” i rimedi corrispondenti al fine di poterne sceglierne uno, il più adatto per quel Paziente.
La repertorizzazione é una pratica che richiede precisione ed una certa dimestichezza. Spesso é necessario tradurre il sintomo nel linguaggio usato nel Repertorio, che si cominciò a scrivere nel 1800 (quando le parole e le attività della popolazione non erano del tutto uguali alle nostre), oppure in lingua inglese, ma senza alterarne il significato né dandone alcun tipo di interpretazione.
Il Repertorio più utilizzato storicamente é stato quello di James Kent, omeopata di Philadelphia del secolo IXX, che rieditò varie volte la propria opera rendendola più maneggevole e completa.
Attualmente esistono programmi informatici che includono Repertori di diversi Autori e che facilitano enormemente il lavoro del Medico omeopata. Essi provvedono a fornire in tempo immediato una correlazione automatica tra tutti i sintomi evidenziati dall’Omeopata, generando una griglia contenente una lista di rimedi omeopatici tra i quali selezionare il più adeguato al caso specifico con un’attenta “diagnosi differenziale” tra rimedi – che si va a basare sulla loro “Materia Medica”, da conoscere nel dettaglio.
Testo: dott.ssa Arianna Bonato, Medico Chirurgo, Omeopata, specialista in Ginecologia e Ostetricia
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Che cos’è la Materia Medica omeopatica
La “Materia Medica” omeopatica è un testo che raccoglie l’elenco delle medicine utilizzate in omeopatia, con la relativa descrizione delle proprietà cliniche. Potremmo definirla quindi il libro di “Farmacologia Omeopatica”.
La Materia Medica, assieme al Repertorio, costituisce un testo di base per l’Omeopatia classica unicista ed è uno strumento di consultazione quotidiano essenziale ed imprescindibile per il Medico Omeopata, fondamentale per guidare e sostenere la corretta prescrizione omeopatica basata sulla “Legge dei Simili” (“principio di similitudine”).
Esistono due tipi di Materia Medica:
- Materia Medica Pura
- Materia Medica Clinica
La Materia Medica Pura raccoglie tutti i dati disponibili, al momento della sua compilazione, delle sperimentazioni delle singole sostanze sui soggetti sani che hanno partecipato al cosiddetto “proving”. Quest’ultimo rappresenta la sperimentazione delle proprietà di una sostanza somministrata ad un gruppo di soggetti in buona salute. Il tipo di dati che si ottiene e raccoglie spazia da osservazioni tossicologiche fino alla sperimentazione in doppio cieco di una sostanza su gruppi di soggetti sani volontari.
La Materia Medica Clinica, invece, raccoglie una valutazione riassuntiva dell’azione delle singole medicine integrata dall’esperienza clinica del suo compilatore. Così facendo, nel tempo è possibile condividere e rivalutare l’azione delle singole sostanze, sia per quanto riguarda specifici sintomi che per quadri complessi di malattia.
La Materia Medica Omeopatica, nel suo insieme, costituisce un continuo “lavoro in corso”, in cui le precedenti acquisizioni non diventano obsolete ed inutili, ma possono al contrario essere precisate e riviste alla luce delle nuove esperienze e delle mutate abitudini e stili di vita delle persone.
La sintomatologia di rimedi “policresti”, come ad esempio – ma non solo – Sulphur o Arsenicum, si è continuamente arricchita di dati nel corso dei duecento anni trascorsi dalla loro primissima sperimentazione (proving): questi dati non vanno considerati come una semplice somma, ma come un’immagine che evolve interpretando il mutare delle persone e dei loro bisogni. L’”ansia di notte” o il “dolore bruciante dello stomaco” avvertiti da Arsenicum risultano immutati nella loro manifestazione, mentre la causa scatenante nonché la modalità di manifestarsi risentono ampiamente della cultura, delle abitudini, dell’ambiente e delle relazioni di chi le soffre: la Materia Medica evolve costantemente, integrando al suo interno queste nuove risposte e modalità, attualizzando un’arte medica che è nata più di duecento anni fa mettendola in relazione alla popolazione contemporanea ed alle sue caratteristiche e bisogni – anch’essi in continua evoluzione e mutamento.
Testo: dott. Giuseppe Fagone, Medico Chirurgo, Omeopata, Tesoriere FIAMO
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Differenze tra le Omeoterapie: non tutto ciò che è diluito e dinamizzato è “Omeopatia”
Riprendendo il nostro articolo Omeopatia in Farmacia, andiamo a fare una breve distinzione tra quelle che abbiamo definito le diverse Omeoterapie.
Lo stesso Hahnemann, scopritore dell’Omeopatia:
- ai §§ 7, 17, 18 del suo Organon ci dice che la totalità del paziente è quella che deve guarire
- ai §§ 24 e 56 ci parla della necessità che ci sia similitudine tra il quadro di malattia e il medicinale
- ai §§ 5 e 153 caratterizza i sintomi peculiari di ciascuno di noi, a ribadire l’individualizzazione e la personalizzazione del medicinale necessario alla cura
- ai §§ tra il 105 e il 145 ci illustra la necessità e le modalità di sperimentazione sull’individuo sano (“Proving”), anticipando di oltre 100 anni il concetto di “trial” in medicina
- ma soprattutto ai §§ 169, 273 e 274 si mostra categorico nell’indicare un unico rimedio come sola maniera di guarire omeopaticamente.
Quindi, ciò che a pieno diritto si chiama Omeopatia non solo sarà diluito e dinamizzato, ma rispetterà le esigenze appena descritte di totalità, similitudine, individualità, sperimentazione, e di un unico rimedio alla volta.
Ma, come già detto, in Farmacia troviamo diversi omeoterapici, anch’essi diluiti e dinamizzati (parametro che per la Legge è sufficiente alla definizione di Medicinale omeopatico), ma cui manca almeno uno dei quattro parametri sopra espressi.
L’Omotossicologia di Reckeweg, ad esempio, si avvale di preparazioni diluite e dinamizzate, ma di diversa origine e per lo più senza sperimentazione sul soggetto sano. Si trovano come complessi di rimedi differenti molto assortiti o come accordi di potenza, e lavorano come detossificanti a livello organico.
L’Antroposofia ideata da R. Steiner ha un carattere fortemente ideologico: collega spirito e corpo, singolo e Universo, ma utilizza basse potenze decimali preparate “omeopaticamente”, anche con attenzioni particolari (raccolta della droga, dinamizzazione, …), e in formulazioni spesso complesse.
Per entrambe, viene persa quindi la visione della Totalità, del rimedio Unico, e del Proving.
Allo stesso modo, per la preparazione dei Sali Biochimici di Schüssler si utilizzano solo dodici sali minerali diluiti e dinamizzati, ma con applicazioni secondo la biochimica moderna di Virkow sulla funzionalità della singola cellula. Qui la sperimentazione viene dall’Omeopatia o dalle esperienze cliniche di Schüssler stesso, mentre manca il “simile” sulla totalità del paziente.
Infine, l’Isopatia, demonizzata da Hahnemann nella nota al § 56, che utilizza le stesse sostanze che hanno scatenato la malattia (ad esempio pollini o allergeni, diluiti e dinamizzati, per desensibilizzare il soggetto allergico, o alcuni Nosodi specifici) cui manca la sperimentazione sul soggetto sano e dove il simile è sostituito dall’identico.
Con questo non si vuole togliere dignità ad alcuna di queste discipline, che posseggono metodologia e dignità proprie, ma s’intende distinguerne le caratteristiche e dare ad Hahnemann ciò che è di Hahnemann.
Bibliografia e letture utili:
- F.S. Hahnemann – Organon dell’arte di guarire – Con integrazioni e commenti didattici utili per la comprensione e l’insegnamento della Medicina Omeopatica a cura del Dr. G. Fagone – Edizioni Salus Infirmorum (2010)
- Giarelli G., Roberti di Sarsina P., Silvestrini B., LE MEDICINE NON CONVENZIONALI IN ITALIA – Storia, problemi e prospettive di integrazione, Edizione FrancoAngeli, 2007
- Il Medico Omeopata – Anno XII, n. 36, nov. 2007 – pag. 7: “Quante omeopatie” A. Ronchi http://www.ilmedicoomeopata.it/numeri-completi/
- Bellavite P., Conforti A., Lechi A., Menestrina F., Pomari S. – Le medicine complementari, Definizioni, applicazioni, evidenze scientifiche disponibili – UTET Periodici Milano, ott. 2000
Testo: dott.ssa Renata Calieri, Farmacista Formatore, direttrice del Dipartimento Farmaceutica Omeopatica FIAMO
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Lettera dei medici omeopati ai Cittadini
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L’Omeopatia in Farmacia: aspetti normativi e professionali di un medicinale a tutti gli effetti
Durante gli anni ’90, molte Farmacie (e poi quasi tutte) cominciarono a mettere in grande evidenza l’insegna luminosa con scritto Omeopatia, come a dire che lì dentro si offriva un assortimento di medicinali in più e delle competenze (il consiglio del Farmacista) che altri non avevano. Cominciava quindi a distinguersi uno spazio dedicato: uno scaffale, un banco a parte e molto spesso anche un professionista dedicato che, formato adeguatamente, si occupava del settore nello specifico all’interno della Farmacia. A quell’epoca la normativa era meno delineata e i preparati omeopatici presenziavano sul mercato italiano grazie a una disposizione transitoria, in attesa di regolamentazione.
Oggi, con il recepimento delle Direttive CE, questa regolamentazione (D.l.vo 219/2006), e quindi l’adeguamento cui le aziende produttrici stanno facendo fronte entro i termini del 2018, legittima totalmente questi preparati a Medicinali a tutti gli effetti. Ecco perché la normativa italiana li vuole all’interno della Farmacia o comunque in presenza di un professionista Farmacista all’interno dell’esercizio (es. Parafarmacia).
Ma che percorso formativo hanno seguito questi Farmacisti, e come si caratterizzano i prodotti omeopatici?
Le Scuole di Formazione in Omeopatia sono tutte quasi esclusivamente private, ma coerenti con i programmi didattici convenzionati a livello internazionale e con un monte ore minimo condiviso: si vedano ad esempio le indicazioni della Liga Medicorum Homoeopathica Internationalis e dell’European Committee for Homeopathy specifiche per il Farmacista, per un monte minimo di 250 ore di formazione; dal 2013 anche l’Accordo Stato-Regioni per l’insegnamento dell’Omeopatia sancisce un percorso formativo dei Medici per almeno 400 ore di lezioni teoriche + 100 di pratica clinica.
Secondo la normativa già citata, per medicinale omeopatico s’intende “ogni medicinale ottenuto a partire da sostanze denominate materiali di partenza per preparazioni omeopatiche o ceppi omeopatici, secondo un processo di produzione omeopatico descritto dalla farmacopea europea o, in assenza di tale descrizione, dalle farmacopee utilizzate ufficialmente negli Stati membri della Comunità europea; un medicinale omeopatico può contenere più sostanze […]”, comprendendo in tale definizione sia i cosiddetti complessi che gli unitari, sia gli antroposofici che gli omotossicologici, e tutti quei preparati che in Farmacia riportano la dicitura “Medicinale omeopatico” senza una vera distinzione.
Ognuna di queste branche, che gode di legittima identità e caratteristiche, viene invece classificata metodologicamente nelle Omeoterapie, lasciando alla sola disciplina hahnemanniana classica la definizione di Omeopatia.
Ecco che il Farmacista competente conosce, distingue, e gestisce nel suo consiglio al banco tutti questi omeoterapici, che al momento sono formalmente classificati come Senza Obbligo di Prescrizione (SOP).
Bibliografia: D.l.vo 219/2006, http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/06219dl.htm
Testo: dott.ssa Renata Calieri, Farmacista Formatore, direttrice del Dipartimento Farmaceutica Omeopatica FIAMO
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Il corpo non subisce passivamente: concetti cruciali nell’Organon, opera principale di Hahnemann
La medicina convenzionale tende talvolta a concepire i suoi interventi come se l’organismo vivente fosse una macchina cui aggiustare i pezzi singolarmente. E così, se l’intestino si ferma si consiglia un purgante, se lo stomaco brucia si somministra un anti-acido, se l’occhio è rosso si applica un collirio, se c’è una vena varicosa si prescrivono calze contenitive.
Forse però le cose non sono più complesse e non così “meccaniche”: il corpo non può restare inerte alle imposizioni esterne, essendo un sistema biologico in continua trasformazione.
Nei paragrafi dal 63 al 66 del suo “Organon – dell’Arte di guarire”, Hahnemann fornisce una sapiente distinzione tra quella che egli definisce come Azione primaria, ossia l’azione che può esercitare sull’organismo una qualsiasi sostanza o attività (es. un principio attivo, la caffeina, un oggetto gelido sulla pelle…) e quella che invece chiama Azione secondaria, ossia la reazione dell’organismo a quello stimolo.
Egli ci dice: “Ogni agente che agisce sulla vitalità, ogni medicina, disturba più o meno la Forza Vitale, causando una certa alterazione nella salute individuale per un periodo più o meno lungo. Questa è chiamata azione primaria”. Anche se ognuno di noi la percepisce diversamente e soggettivamente, essa è principalmente dovuta ai principi attivi che le sono effettivamente propri.
Poi però: “A quest’azione la nostra Forza Vitale tenta di opporre la sua stessa energia. Questa azione di resistenza è una proprietà, infatti, è un’azione automatica del nostro potere di autoconservazione, che porta il nome di azione secondaria o reazione”: il più delle volte è opposta allo stimolo ricevuto.
Facciamo un paio di esempi. Infiliamo la mano nella neve per un po’ di tempo. La neve di per sé avrà un’indiscutibile azione raffreddante, alla quale il corpo (grazie alla sua Forza Vitale) si opporrà, per salvaguardarsi. Togliamo quindi la mano dalla neve e riportiamola nella normale temperatura ambiente: sentiremo un fortissimo calore, autoprodotto, quasi pulsante e doloroso, perché il corpo sta cercando di riportare la sua temperatura alla normalità.
E ora pensiamo ad un collirio (o a un anti-acido per lo stomaco): le venuzze dell’occhio sono dilatate e rosse (o l’acidità gastrica è eccessiva) e noi applichiamo un collirio vaso-costrittore (o assumiamo un anti-acido) per contrastare questa dilatazione (o questa acidità). La reazione del corpo, in risposta a questa dinamica imposta da una sostanza estranea, provvederà immediatamente – appena finito l’effetto del farmaco – a opporvisi categoricamente, riportando magari una vaso-dilatazione (o un’acidità) addirittura maggiore di quella che volevamo combattere.
I più recenti testi di Medicina chiamano ora questa Azione secondaria “effetto paradosso” o “di astinenza”. Ma forse si tratta di un “processo naturale”, è il corpo che reagisce.
In Omeopatia, questa Azione secondaria viene sfruttata a scopo terapeutico: somministrando in dosi diluite e dinamizzate una sostanza, che a dosi massicce creerebbe degli effetti definiti (Azione primaria), si cerca di fare in modo che la reazione contraria dell’organismo non sia smisurata, ma riporti invece la situazione all’equilibrio stabile originario.
Bibliografia:C.F.S. Hahnemann – Organon dell’arte di guarire – Con integrazioni e commenti didattici utili per la comprensione e l’insegnamento della Medicina Omeopatica a cura del Dr. G. Fagone – Edizioni Salus Infirmorum (2010)
Testo: dott.ssa Renata Calieri, Farmacista Formatore, direttrice del Dipartimento Farmaceutica Omeopatica FIAMO
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Il sintomo in Omeopatia: che cos’è, come si caratterizza
Quando un Paziente prende appuntamento con un Omeopata lo fa talvolta perché afflitto da una malattia che non è riuscito a guarire completamente con i trattamenti convenzionali, oppure perché preferisce non utilizzare medicine capaci unicamente di “controllarne la sintomatologia”, oppure per affiancare l’Omeopatia ad una determinata terapia in corso.
Quello che lo affligge, in ogni caso, sono una serie di sintomi, ossia di disturbi della propria condizione di benessere che si manifestano con manifestazioni particolari come ad esempio “dolore” o alterazione di una funzione fisiologica o sofferenza. Nel loro insieme, tutti questi sintomi descrivono una malattia o una sindrome.
I sintomi presi singolarmente sono come le parole di un discorso: da sole hanno un significato semplicemente nominativo, mentre è il loro insieme che descrive la sofferenza del Paziente. La sequenza con cui si presentano, l’associazione che rivelano con specifiche condizioni, la consequenzialità che emerge tra la loro manifestazione, la variazione che subiscono al mutare di uno dei termini cui sono associati, fanno di ogni espressione di sofferenza del singolo Paziente una sofferenza diversa.
L’Omeopata tiene conto proprio delle differenze uniche e soggettive con cui il Paziente riferisce il proprio malessere.
Il Medico omeopata cerca sempre di raccogliere e “cogliere” il sintomo descritto dal Paziente nelle sue caratteristiche e nelle sue modalità proprie e squisitamente individuali di variazione ed insorgenza. È l’insieme dei sintomi che descrive lo stato di malattia, o meglio la malattia di quel Paziente. Le parole del Paziente e solo e soltanto quelle possono descrivere la sua personale sofferenza, la sua sensazione, percezione e vissuto della propria condizione e percezione del mondo circostante.
L’Omeopata va ad utilizzare esattamente quelle parole, senza interpretazioni né preconcetti, per capire a quale quadro di sofferenza, tra quelli già noti grazie ai risultati della sperimentazione pura delle medicine usate in Omeopatia, somigli la malattia del Paziente. La prescrizione, dunque, sarà sempre una medicina che somiglia nella sua azione alla sintomatologia generata dalla malattia del Paziente.
Testo: dott. Giuseppe Fagone, Medico Chirurgo, Omeopata, docente di Omeopatia, Tesoriere Nazionale FIAMO
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