Tornando al nostro problema delle possibili microplastiche nelle somministrazioni di medicinali omeopatici, sebbene i metodi per eliminare questi inquinanti esistano (vedi NL n.1-gen.2026), la cosa migliore sarebbe la prevenzione e l’utilizzo di contenitori e utensili non sospettati di rilasciare particelle.
Il problema ci rimanda all’utilizzo dell’usa-e-getta, rispetto a contenitori e strumenti riutilizzabili, e anche a questioni di tipo ambientale.
Ecco i nostri consigli.
Per le ciotole di abbeveraggio in casa, consigliamo materiali come il vetro e la ceramica, anziché metalli o plastica.
Per la somministrazione di gocce o soluzioni (cioè granuli sciolti in acqua) si possono proporre siringhe di vetro (esistono ancora, utilizzate nei laboratori e reperibili in negozi di vetreria chimica) ma in questo caso, si utilizzerebbe lo stesso strumento per somministrazioni ripetute e si dovrebbe avere una siringa diversa quanto meno per ciascun rimedio diverso somministrato. Tale soluzione, tuttavia, appare poco pratica per molte persone.
Un’idea potrebbe essere quella di mettere le gocce o i granuli sciolti in 20-30 ml di acqua, in un flaconcino nuovo di vetro (meglio scuro) con contagocce in vetro, indicando con un’etichetta il nome del rimedio, la potenza e anche il nome dell’animale, se i pazienti in trattamento sono più di uno. Col contagocce si somministra così la dose direttamente in bocca, previa dinamizzazione del flacone, come si farebbe con una siringa. Anche in questo caso, ogni flaconcino-contagocce dev’essere utilizzato solo per quel rimedio a quella potenza.
Se invece si considera insostituibile la siringa di plastica usa-e-getta, si potrebbe fare uso almeno di bicchierini usa-e-getta per bevande, di carta anziché di plastica.
Purtroppo, sul discorso dei bicchierini di carta, sono stati posti allarmi di tipo salutistico e ambientale: anche quelli sono impermeabilizzati con uno strato di plastica, rimandando ai medesimi problemi. Se per caso riuscite a trovarne qualcuno 100% in carta, preferiteli.
Ci sentiamo di sconsigliare anche l’impiego di alcuni sistemi di ricircolo con filtri sempre attivi (come le fontanelle per gatti) perché il filtro stesso potrebbe inattivare il rimedio omeopatico che vi disciogliamo, oltre ad avere comunque circuiti e componenti plastici in cui l’acqua ristagna a lungo, e a conservare il problema di quando si cambia il rimedio (che ha già “contaminato” tutto il circuito).
Per non fare troppo i difficili, si potrebbe considerare il tempo di contatto del medicinale con il contenitore o strumento plastico: sicuramente il breve contatto con la siringa o il bicchierino estemporaneo (cioè riempiti solo al momento della somministrazione) potrebbe limitare l’eventualità della trasmissione di particelle al rimedio, in tempi così brevi rispetto a un ristagno più prolungato in ciotole o impianti di abbeveraggio.
Per gli animali da allevamento, si può supporre di chiudere temporaneamente gli abbeveratoi abituali per il tempo della cura e fornire invece grandi vasche o contenitori (in metallo smaltato o in vetro robusto o ceramica) dove mettere il rimedio utilizzato in quel momento, per non contaminare tutto l’impianto di abbeveramento. Per un loro eventuale riutilizzo, è indispensabile un buon lavaggio con acqua bollente.
Tale sistema può risultare di difficile applicazione in caso di trattamenti da somministrare a un intero gruppo di animali.
In caso di trattamenti individuali, la difficoltà maggiore sarà di utilizzare del personale dedicato alla mansione di identificare, avvicinare e somministrare il rimedio al singolo animale. Ma andranno praticate le stesse attenzioni, magari anche con bottiglie in vetro a cui applicare una tettarella in caucciù che, come detto sopra, saranno usati solo per quel rimedio a quella potenza e quel singolo animale.
In conclusione, sia facendo attenzione all’impatto ambientale di tutti i materiali monouso che diventano un prodotto di scarto da smaltire, sia per voler evitare le contaminazioni del rimedio da particelle plastiche, sono in molti a raccomandare l’utilizzo di buoni materiali riutilizzabili e lavabili, abbandonando la deleteria abitudine degli oggetti monouso o di composizione plastica.
Considerando che anche nei laboratori produttivi si usa vetreria industriale riutilizzabile, possiamo concludere che un adeguato lavaggio degli oggetti in vetro/ceramica, con buoni detergenti e acqua molto calda o l’uso della lavastoviglie, possa rendere puliti e nuovamente idonei quegli stessi contenitori.
Ultima raccomandazione è quella di utilizzare acqua pura proveniente da fonti sicure e di evitare quella tenuta a lungo nelle bottiglie di plastica.
Dr. Andrea Martini e Dr.ssa Roberta Sguerrini