La vita a volte è ironica.
Abbiamo appena finito di leggere sulla nostra rivista la storia del grande Omeopata di fama internazionale Dr. Pietro Federico nella quale si parla della sua seconda patria professionale, il Messico, dove proprio in questi giorni si tiene il 79° Congresso Mondiale della Liga.
È proprio là che sono raccolti tutti i suoi Colleghi più stretti e Docenti alla scuola da lui fondata, la IRMSO di Roma. Lui è rimasto nella sua città, gli altri sono lontani, ma tutta la comunità internazionale, dall’altra parte del mondo, apprende la notizia della sua scomparsa, avvenuta il 22 ottobre a Roma.
E tutto il mondo omeopatico lo saluta e lo celebra dalla sua seconda patria.
Una fatalità davvero straordinaria.
Leggiamo due testimonianze di stima dal NVP Liga Dr. Paolo Pifferi e dalla Dr.ssa Cecilia Gabrielli, Farmacista del CoFIAO.
Credo che fosse il 2012 o il 2013 quando sono arrivato alla Scuola IRMSO, desideroso di capire bene che cosa fosse l'Omeopatia: avevo selezionato a caso, consultando i siti internet, non sapevo però che avevo casualmente scelto un nuovo percorso della mia vita andando a preferire una scuola dove l'Omeopatia non era solo una scienza, ma quasi un culto.
Ricordo ancora le prime lezioni di Pietro, che mi sembrava burbero e scontroso: ci insegnava l'Omeopatia ma ci insegnava anche ad essere prudenti e non azzardare mai pensando di avere scoperto il medicinale "definitivo". Dovevamo capire quale fosse il punto cruciale della sofferenza delle persone, solo in quel modo potevamo essere in grado di aiutare realmente chi si era rivolto a noi.
Mi sembrava inizialmente che fosse fin troppo insistente sui medicinali omeopatici, sullo studio dell’Organon e delle Materie Mediche; solo qualche anno dopo ho capito quanto fosse importante, per un medico che decideva di cambiare la visione allopatica verso quella omeopatica, quella apparente "pedanteria".
Più frequentavo le lezioni (non unicamente le sue) e più quella scienza apriva le sue porte e si scopriva in tutte le sue potenzialità.
Profondamente convinto che si parlasse di Omeopatia solo quando facevamo riferimento all’Omeopatia classica hahnemanniana, ricordo scontri a congressi e riunioni, ma le sue polemiche erano per tenere su binari giusti quella che considerava la vera Omeopatia.
Pietro era per tutti noi un maestro, un padre, un amico, ma personalmente quasi un padre "spirituale" pur con i suoi difetti, le sue paure, le sue "originalità": ma era proprio così, genuino, pulito.
L’Omeopatia, l’insegnamento, erano la sua vita e ciò si percepiva subito.
Lo ringrazio per l’apprezzamento che mi ha sempre dimostrato, per avermi introdotto nel mondo LMHI che lui amava tanto e che mi ha insegnato ad amare e in cui mi sento perfettamente in sintonia.
Grazie, Pietro, per esserci stato, per averci trasmesso in pieno il tuo amore per questa "strana medicina" e per averci guidato come un padre a impararla e a studiarla di continuo, senza mai pensare di essere arrivati.
Ci mancherai solo fisicamente, perché sono convinto che ovunque andrai ci continuerai a guidare.
Possa riposare in pace.
Dr. Paolo Pifferi
National Vice-President for Italy of Liga Medicorum Homeopathica Internationalis