Lutto nella comunità omeopatica nazionale e internazionale – Pietro Federico

Pietro Federico dall’assemblea del Congresso FIAMO Firenze 2023

La vita a volte è ironica.

Abbiamo appena finito di leggere sulla nostra rivista la storia del grande Omeopata di fama internazionale Dr. Pietro Federico nella quale si parla della sua seconda patria professionale, il Messico, dove proprio in questi giorni si tiene il 79° Congresso Mondiale della Liga.

È proprio là che sono raccolti tutti i suoi Colleghi più stretti e Docenti alla scuola da lui fondata, la IRMSO di Roma. Lui è rimasto nella sua città, gli altri sono lontani, ma tutta la comunità internazionale, dall’altra parte del mondo, apprende la notizia della sua scomparsa, avvenuta il 22 ottobre a Roma.

E tutto il mondo omeopatico lo saluta e lo celebra dalla sua seconda patria.

Una fatalità davvero straordinaria.

Leggiamo due testimonianze di stima dal NVP Liga Dr. Paolo Pifferi e dalla Dr.ssa Cecilia Gabrielli, Farmacista del CoFIAO.

Credo che fosse il 2012 o il 2013 quando sono arrivato alla Scuola IRMSO, desideroso di capire bene che cosa fosse l'Omeopatia: avevo selezionato a caso, consultando i siti internet, non sapevo però che avevo casualmente scelto un nuovo percorso della mia vita andando a preferire una scuola dove l'Omeopatia non era solo una scienza, ma quasi un culto. 

Ricordo ancora le prime lezioni di Pietro, che mi sembrava burbero e scontroso: ci insegnava l'Omeopatia ma ci insegnava anche ad essere prudenti e non azzardare mai pensando di avere scoperto il medicinale "definitivo". Dovevamo capire quale fosse il punto cruciale della sofferenza delle persone, solo in quel modo potevamo essere in grado di aiutare realmente chi si era rivolto a noi.

Mi sembrava inizialmente che fosse fin troppo insistente sui medicinali omeopatici, sullo studio dell’Organon e delle Materie Mediche; solo qualche anno dopo ho capito quanto fosse importante, per un medico che decideva di cambiare la visione allopatica verso quella omeopatica, quella apparente "pedanteria".

Più frequentavo le lezioni (non unicamente le sue) e più quella scienza apriva le sue porte e si scopriva in tutte le sue potenzialità.

Profondamente convinto che si parlasse di Omeopatia solo quando facevamo riferimento all’Omeopatia classica hahnemanniana, ricordo scontri a congressi e riunioni, ma le sue polemiche erano per tenere su binari giusti quella che considerava la vera Omeopatia.

Pietro era per tutti noi un maestro, un padre, un amico, ma personalmente quasi un padre "spirituale" pur con i suoi difetti, le sue paure, le sue "originalità": ma era proprio così, genuino, pulito. 

L’Omeopatia, l’insegnamento, erano la sua vita e ciò si percepiva subito.

Lo ringrazio per l’apprezzamento che mi ha sempre dimostrato, per avermi introdotto nel mondo LMHI che lui amava tanto e che mi ha insegnato ad amare e in cui mi sento perfettamente in sintonia.

Grazie, Pietro, per esserci stato, per averci trasmesso in pieno il tuo amore per questa "strana medicina" e per averci guidato come un padre a impararla e a studiarla di continuo, senza mai pensare di essere arrivati. 

Ci mancherai solo fisicamente, perché sono convinto che ovunque andrai ci continuerai a guidare.

Possa riposare in pace.

 

Dr. Paolo Pifferi

National Vice-President for Italy of Liga Medicorum Homeopathica Internationalis


 

Frequentavo l’Omeopatia, ma è attraverso Pietro Federico che me ne sono innamorata.
Per me, oggi, l’Omeopatia è classica, hahnemanniana, unicista. E ha la voce di Pietro Federico.

Ricordo ancora la prima lezione, in un giorno d’autunno. Fu uno shock. Ero farmacista, formata in un sapere materialista che sembrava non lasciare spazio ad altro. Mi trovai davanti a un mondo che metteva in discussione molte delle mie certezze e apriva possibilità che non avrei immaginato. Ero affascinata, spiazzata, conquistata.

Nei primi tempi mi veniva spontaneo chiamarlo Professore. Lui mi correggeva: «Dottore».
Oggi comprendo ancora meglio il significato di quella correzione. Perché Pietro Federico, come Hahnemann, era prima di tutto un Medico: un uomo dedito alla cura dei suoi pazienti, con quella dedizione indefessa che fa della Medicina non soltanto un sapere, ma una vocazione.

Ricordo il fascino avvincente delle sue lezioni intransigenti, l’energia travolgente con cui trasmetteva il suo sapere, la luce che ha portato nella mia conoscenza e nel mio modo di guardare alla professione.

Una luce che oggi, di fronte alla notizia improvvisa della sua scomparsa, sento ancora accesa. Perché ci sono incontri che non finiscono con l’ultima lezione, e Maestri che continuano a insegnarci anche quando non possono più farlo. Restano dentro di noi, nel pensiero, nelle scelte, nel modo in cui esercitiamo la nostra professione. Come una voce fuori campo, che continua a parlarci anche quando è uscita di scena.

Oggi il dolore è grande, e grande è lo smarrimento. Ma insieme al dolore c’è la gratitudine profonda per averlo incontrato, per averlo avuto come Maestro, per aver ricevuto da lui qualcosa che il tempo non potrà portarmi via.

La sua voce continuerà a guidarmi nell’esercizio della professione. Non come un’eco lontana, ma come una presenza viva, esigente, capace ancora di interrogarmi e di indicarmi la strada.
Arrivederci, Dottor Federico, grazie per aver dato una voce alla mia Omeopatia.

 

Dr.ssa Cecilia Gabrielli

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