L’osservatore attento: alleato del Veterinario – PRIMA PARTE

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Scrive Samuel Hahnemann, scopritore dell’Omeopatia: l’esame “individualizzato di ogni caso di malattia (…) richiede dal medico assenza di preconcetti, sensi sani, osservazione attenta e fedeltà di riproduzione del quadro morboso” (par. 83 dell’Organon).

Una delle prime sfide che ha di fronte il Veterinario omeopata è reperire informazioni dirette e indirette sul paziente animale, sia sul suo passato (fase dell’anamnesi) sia sulle condizioni attuali (racconto spontaneo).

Al Veterinario si richiedono ottime capacità di osservazione (per rilevare i sintomi nel corso della visita) ed eccellenti capacità comunicative con coloro che si prendono cura (care-giver) dell’animale.

Talvolta vengono fatti paragoni con il Pediatra, che può avere di fronte un paziente non verbale e la cui storia passa attraverso il filtro dei genitori.

Il proprietario o caregiver o gestore dell’animale può rivelarsi un alleato prezioso, ma l’Omeopata deve metterlo in condizione di poter riportare al meglio le informazioni, senza che siano distorte essere influenzate dal Veterinario stesso.

E ancora prima di riferire le informazioni, il proprietario deve essere pronto a osservare l’animale, per cogliere quelle sfumature essenziali a caratterizzare l’espressione della malattia.

Quali sono le osservazioni preziose per il Veterinario Omeopata?

Le più semplici partono dai sintomi puramente fisici che il proprietario riconosce come malattia o disturbo (ad esempio una zoppia, un’otite, una dermatite) e che vanno caratterizzate osservando, ad esempio, come l’animale reagisce per sottrarsi al dolore o al fastidio, come si comporta nei confronti degli umani e degli altri animali, come cambiano le sue abitudini…

Vediamo più in dettaglio come poter aiutare il Veterinario nel corso del racconto anamnestico, con piccoli esempi che non possono essere esaustivi, data la vastità delle situazioni.

Si possono riferire cambiamenti nel carattere o nell’atteggiamento che l’animale manifesta quando “sta male, ad esempio se tende a isolarsi, diventare aggressivo, oppure se cerca in modo insistente la compagnia di un componente della famiglia.

Altri cambiamenti importanti di tipo “generale” riguardano la sensibilità al clima, alla temperatura ambientale, ad eventi atmosferici particolari, la disponibilità all’esercizio fisico…

Il proprietario può essere particolarmente attento al rapporto con il cibo: variazioni dell’appetito, voracità o appetito “capriccioso”, preferenze alimentari … e tutto questo potrebbe essere messo in relazione con circostanze particolari, come l’orario, cambi di stagione, emozioni, disturbi fisici, ecc. Stessi dettagli valgono per la sete.

Talvolta anche variazioni del sonno e dei “riposini” possono essere portate all’attenzione del Veterinario.

I disturbi a carico di organi, come il vomito, la diarrea, il prurito, le secrezioni nasali, la tosse, ecc., se non osservabili direttamente nel corso della visita, possono mostrare al proprietario dettagli preziosi.

Ad esempio, la “diarrea” è ricca di variabili e associazioni, come la frequenza delle scariche, gli orari, il consumo di determinati cibi, le emozioni, il legame con altri disturbi, e presenta dettagli come colore, odore, consistenza, muco, sangue e molti altri.

La posizione assunta per sottrarsi a un dolore o a un fastidio, o per cercare di migliorare un disagio non è sempre facile da interpretare come un’informazione utile, eppure può aiutare il Veterinario a completare il quadro dei sintomi.

Una domanda classica infatti è “cosa lo fa stare meglio o peggio?”. Il proprietario, se osservatore attento, riesce a cogliere il significato profondo di questa domanda. La risposta può riguardare atteggiamenti comportamentali, richieste, interazioni, abitudini, reazioni ad aspetti della vita quotidiana o a medicamenti…

L’aspetto comportamentale, talvolta confuso col “carattere”, è forse l’elemento più difficile e controverso da definire.

Affermare che il proprio cane è “socievole”, che il gatto è “schivo”, che il coniglio è “timido” non aiutano l’Omeopata a comprendere l’individualità del paziente.

Nel racconto “spontaneo”, in cui il proprietario può parlare liberamente, possono emergere pian piano gli aspetti che definiscono l’unicità di quell’animale e soprattutto quegli atteggiamenti “rari, strani e peculiari” che attribuiscono al sintomo un significato “omeopatico”.

Purtroppo è facile applicare un filtro ad atteggiamenti e comportamenti, umanizzando spesso l’animale e interpretando erroneamente le situazioni. Ecco che si definisce il gatto “dispettoso” o il cane “geloso”, quando sarebbe meglio descrivere al Veterinario l’intera sequenza di un certo comportamento, le circostanze in cui si manifesta, le diverse reazioni che si verificano, il rapporto generale con gli umani e gli altri animali, conviventi ed estranei.

Il proprietario non deve temere di fare delle vere e proprie “prove” per capire alcune sfumature del proprio animale. In ambulatorio, ad esempio, è frequente osservare l’animale a terra, nel suo trasportino e sul tavolo da visita, facendo anche uscire il proprietario dalla sala visite per verificare se e come alcuni atteggiamenti cambiano.

Ancora più preziosa, per il Veterinario, è l’osservazione dell’animale nel suo ambiente di vita abituale, dove non sussistono elementi perturbanti che vanno a modificare in modo importante le reazioni e il comportamento.

Per questo almeno la prima visita andrebbe condotta a domicilio, ogni volta che le condizioni del paziente lo permettono.

Un consiglio è di prendersi il tempo necessario per osservare il proprio animale sia in salute, sia durante la malattia e di scrivere un vero e proprio “diario”, in cui annotare i dettagli che rendono unico e irripetibile quell’individuo fra centinaia di suoi simili.

Sarà compito del Veterinario Omeopata classificare e interpretare i sintomi mentali, generali e locali, ma con l’aiuto di un proprietario attento si potrà giungere a una cura in modo più rapido ed efficace.

Ma cosa accade se il paziente è… un gruppo? Come fa il Veterinario a curare un banco di pesci o un branco di pecore?

Nel prossimo numero della Newsletter risponderemo a questa domanda.

Dr.ssa Roberta Sguerrini

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