Le potenze omeopatiche come induttori di resistenza in piante di fagiolo

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Uno studio del 2025 pubblicato sulla rivista “Biological Agriculture & Horticulture” da un gruppo di ricerca brasiliano ha evidenziato nelle piante di fagiolo un significativo aumento dell’attività di alcuni enzimi correlati all'induzione della resistenza alle malattie a seguito dell’applicazione di alcuni rimedi omeopatici.

Gli Autori sono partiti dal concetto che la prevenzione e cura delle malattie delle piante non debba essere gestita attraverso un uso intensivo di pesticidi (che non solo danneggia l'ecosistema, ma promuove anche lo sviluppo di resistenza tra parassiti e patogeni, portando all'emergere di nuovi biotipi più aggressivi e quindi rendendo necessario l'uso di nuove molecole chimiche), bensì attraverso l’attivazione delle naturali difese delle piante.

Esse infatti possiedono diversi meccanismi di difesa contro i patogeni che possono essere strutturali, basati cioè sulle caratteristiche anatomiche della pianta stessa, come la cuticola, i tricomi, gli stomi e i vasi conduttori, oppure biochimici basati sulla produzione di proteine correlate alla patogenesi e metaboliti secondari come le fitoalessine.  Molti di questi meccanismi di difesa però rimangono “dormienti” e si attivano solo quando le piante sono esposte ad agenti induttori, detti elicitori che permettono alle piante di reagire e riorientare il proprio metabolismo contro una vasta gamma di patogeni (resistenza indotta). Tra gli induttori di resistenza i rimedi omeopatici possono essere considerati come validi elicitori che facilitano l'espressione dei meccanismi di difesa delle piante.

Lo scopo del lavoro è stato quello di valutare l'attività degli enzimi coinvolti nei meccanismi di resistenza come la guaiacolo-perossidasi (POD), la polifenolo-ossidasi (PPO), la catalasi (CAT) e la fitoalessina faseolina in piante di fagiolo trattate con Calcarea carbonica, Calcarea phosphorica, Hepar sulphur e calcare di conchiglia alla potenza centesimale 12CH.

I trattamenti sono stati selezionati in base al contenuto di calcio nelle loro materie prime e alla nota associazione di questo minerale con il processo di induzione della resistenza. Il calcio infatti svolge un ruolo cruciale nell'inibire l'attività degli enzimi pectolitici, utilizzati da diversi funghi per invadere i tessuti vegetali dissolvendo la lamella mediana. La potenza 12 CH è stata scelta sulla base del gran numero di studi presenti in letteratura che hanno già testato questa potenza nel processo di induzione di resistenza delle piante.

I trattamenti sono stati applicati una sola volta a 30 giorni dalla semina, irrorando le piante con circa 5 ml di soluzione fino al punto di gocciolamento. L'esperimento è stato condotto in serra, utilizzando due cultivar di fagioli, Perola e Campeiro, e seguendo uno schema sperimentale a parcelle suddivise (split plot design, ossia un disegno fattoriale in cui i trattamenti sono assegnati a unità sperimentali di dimensioni diverse a causa di vincoli logistici o fisici. L'area viene divisa in grandi parcelle per un fattore, e a loro volta suddivise in sotto-parcelle per un secondo fattore).

I risultati hanno evidenziato che tutti i rimedi omeopatici hanno indotto un aumento dell’attività degli enzimi analizzati. In particolare, il trattamento con calcare di conchiglia e Calcarea phosphorica ha determinato la massima attività di POD in entrambe le varietà Perola e Campeiro; l'attività di PPO è stata maggiormente potenziata da Calcarea carbonica nella varietà Perola e da calcare di conchiglia nella varietà Campeiro. Calcarea carbonica ha inoltre aumentato l'attività della catalasi in entrambe le varietà. L'attività delle fitoalessine è risultata massima con Hepar sulphur nella varietà Perola e con Calcarea phosphorica nella varietà Campeiro.

Sulla base dei risultati ottenuti, gli Autori hanno concluso che l'utilizzo di rimedi diluiti e dinamizzati si è dimostrato una valida strategia per potenziare i meccanismi di resistenza delle piante di fagiolo alle malattie. Tali rimedi possono infatti essere utilizzati come induttori di resistenza stimolando, attraverso l'aumento dell'attività degli enzimi polifenolo-ossidasi, guaiacolo-perossidasi e catalasi, la produzione di metaboliti secondari. Gli Autori hanno sottolineato inoltre come sia importante continuare la ricerca, conducendo ulteriori studi per osservare, ad esempio, l'espressione dei geni correlati all'induzione della resistenza al fine di comprendere il comportamento delle vie metaboliche che innescano la resistenza o testare altri rimedi omeopatici in diverse potenze per valutarne l’effetto sulle piante. L'effetto induttore dei rimedi omeopatici testati ha dimostrato che il loro utilizzo può fornire una valida alternativa alla gestione convenzionale delle malattie nel fagiolo, contribuendo in tal modo a sviluppare la resilienza di tale coltura nell’ambiente in cui si sviluppa.

 

Dr.ssa Grazia Trebbi

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