Da un articolo pubblicato da ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani) il 14 maggio scorso, apprendiamo che nel nuovo rapporto 2026 dell’ASSALCO (Associazione Nazionale Imprese per l’Alimentazione e la Cura degli Animali da Compagnia) messo a punto in occasione di ZOOMARK (Fiera Internazionale del pet food e pet care di Bologna), nel 2025 in Italia il mercato dei pet è stato in continua crescita con un valore stimato di 5,3 miliardi di euro (4,2 alimenti per cani e gatti e 1,1 accessori, igiene e salute, lettiere e alimenti per esotici) e che più della metà delle famiglie vive oggi con un animale da compagnia, nonostante che il loro numero sia in diminuzione.
Anche le visite veterinarie rappresentano una quota crescente.
In questo contesto ci sono nuove possibilità per le Medicine Complementari e fra queste l’Omeopatia?
La stima aggiornata degli animali da compagnia in Italia è infatti di 53,6 milioni di esemplari (erano 65 milioni del 2024), di cui i pesci rappresentano la quota più consistente (25,3 milioni di esemplari che vivono in circa 1,7 milioni di acquari), seguono i gatti (11 milioni) e i cani (9,1 milioni), poi gli uccelli (4,1 milioni), i rettili e anfibi (2,7 milioni), e i piccoli mammiferi (1,4 milioni).
Il 54,5% delle famiglie vive con almeno un animale da compagnia. La percentuale sale al 66,7% tra le famiglie con bambini e resta superiore al 60% in quelle con figli oltre i 20 anni, indicando come i pet accompagnino la vita familiare e la presenza di figli, più che sostituirla.
La spesa per la cura degli animali in Italia nel 2026 raggiungerà 1.69 miliardi di dollari (1,45 di euro), in crescita rispetto al valore di 1.61 miliardi di dollari (1,38 di euro) del 2025. La crescita è alimentata dall'aumento del numero di animali da compagnia posseduti e da un costante aumento della spesa per la prevenzione. Il 63% dei proprietari ritiene la salute degli animali pari a quella umana e destina circa 1.000 euro all'anno al loro mantenimento, e di questi le visite veterinarie rappresentano una quota crescente.
Il numero di veterinari UE non ha tenuto il passo con la domanda; il 78.5% dei Paesi segnala carenze, e l'Italia non fa eccezione. La disparità di reddito rispetto ai colleghi in medicina umana scoraggia i laureati dal dedicarsi agli animali da reddito e li spinge a dedicarsi di più ai pet. Il 76% dei nuovi veterinari è costituito da donne che spesso preferiscono lavorare in ambulatori e cliniche nei centri urbani.
Sempre di più, per i Veterinari dei pet, sono richieste molteplici specializzazioni, e l’offerta didattica non manca e cerca di stare al passo con i tempi.
In questo contesto ci sono nuove possibilità anche tra le Medicine Complementari e fra queste l’Omeopatia.
Le specializzazioni nella professione veterinaria in Italia e in Europa sono di due tipi: universitaria (più generalista) e privata (più specifica per ogni branca).
La specializzazione universitaria in Italia infatti attribuisce un titolo di specializzazione generale in Patologia e Clinica degli Animali d'Affezione dopo un Corso Universitario di tre anni che approfondisce in genere la Medicina interna, la Chirurgia avanzata, la Diagnostica per immagini e l'Anestesia/Terapia del dolore.
Nel settore privato, troviamo i College Europei nelle varie discipline specialistiche (Chirurgia, Neurologia, Medicina Interna, Diagnostica per Immagini, Cardiologia, Odontostomatologia, Oftalmologia, ecc.) che stabiliscono gli standard di qualificazione in Europa, coordinati dall’European Board of Veterinary Specialization o dove sviluppano e controllano programmi di formazione rigorosi e strutturati (durata minimo di tre anni a tempo pieno, pubblicazioni e prove d’esame teorica e pratica) con anche programmi di formazione continua.
Sempre nella formazione privata, esistono poi dei percorsi di perfezionamento in varie discipline, organizzati da società scientifiche veterinarie come la SCIVAC. Questi offrono percorsi teorico-pratici strutturati in più moduli (spesso in collaborazione con l'ISVPS - International School of Veterinary Postgraduate Studies), che permettono di conseguire titoli privati di alto standard come il General Practitioner Certificate (GPCert) o il General Practitioner Advanced Certificate (GPAdvCert).
Fra questi, di particolare interesse per noi può essere l’itinerario didattico di Agopuntura-Veterinaria e Terapia del Dolore Cronico, che dimostra che anche le medicine complementari cominciano ad essere accettate dalle società scientifiche veterinarie.
L’Omeopatia, almeno per adesso, non è compresa tra le proposte delle società scientifiche più note del settore, ma è comunque considerata atto medico, disciplinato dal Codice Deontologico Veterinario (Art. 31 sulle Medicine non Convenzionali), ufficialmente riconosciuta, anche se ancora poco tutelata.
Nel DLgs 193/06 sul farmaco veterinario viene riconosciuta la figura del Veterinario omeopata al quale viene conferita la competenza della valutazione del rimedio ritenuto più appropriato da somministrare sotto la sua diretta responsabilità, caso per caso e secondo i principi ispiratori della Medicina omeopatica.
Anche se non riguarda direttamente il campo dei pet, bensì quello degli alimenti di origine animale che possono essere utilizzati per i mangimi certificati bio per i pet, va citato anche il Regolamento UE 848 del 2018 sulle produzioni biologiche che stabilisce che in caso di malattia o ferita di un animale, i prodotti fitoterapici e i medicinali omeopatici devono essere usati in via preferenziale rispetto ai farmaci chimici di sintesi o agli antibiotici.
Riguardo alla formazione dei Veterinari in Omeopatia, i percorsi previsti dalle Scuole FIAMO sono allineati agli standard stabiliti a livello nazionale dal Protocollo di Chianciano, e internazionale sia LIGA (Liga Medicorum Homeopathica Internationalis) sia ECH (European Committee of Homeopathy) per l’insegnamento della Medicina omeopatica e per la formazione di Medici omeopati altamente qualificati.
Anche l’Accordo Stato-Regioni per la formazione Medicine non Convenzionali 2013 prevede che i corsi abbiano un totale di almeno 600 ore di lezioni comprendenti: teoria, pratica clinica, seminari e supervisioni, e i corsi sono destinati ai Medici chirurghi, ai Veterinari, agli Odontoiatri, ai Farmacisti, agli Ostetrici e agli studenti degli ultimi due anni del corso di Medicina in regola con gli esami.
Sulle motivazioni che hanno spinto molti Colleghi a intraprendere il percorso per diventare Veterinari omeopati, e sulle loro soddisfazioni cliniche e professionali, vi invitiamo a leggere le testimonianze raccolte in alcuni articoli dal titolo 50 Ragioni per diventare Veterinario omeopata, pubblicati sulla rivista scientifica Il Medico Omeopata insieme a tanti articoli di clinica veterinaria in condizioni di quasi incurabilità.
Magari ve li riassumiamo una prossima volta.
Dr. Andrea Martini