Pubblicazioni recenti hanno dimostrato che anche alle diluizioni più elevate, le nanoparticelle presenti nel medicinale omeopatico rimangono presenti e possono quindi avere un impatto sulla stabilità e sull'efficacia di questi farmaci. Queste osservazioni hanno dato il via a una serie di domande cui il gruppo belga di ricerca impegnato sul Progetto Dyn-Hom ha da diverso tempo cercato di fornire risposte solide e supportate dalla ricerca strumentale.
Per quanto riguarda la stabilità dei preparati omeopatici, le domande erano le seguenti:
- qual è l'influenza del processo di dinamizzazione (ripetuti shock potenti ad ogni fase di diluizione) sul livello di diluizione finale e sul solvente?
- Questo processo influisce sulla stabilità, sulle condizioni di conservazione e sulla qualità di questi medicinali?
Il gruppo belga ha condotto ricerche con vari sistemi e rigorosi metodi di misurazione, che spiegano così: “Per i nosodi, studiamo la carica microbica del ceppo mediante Metriche ATP, test delle endotossine e misurazioni della sterilità.
Quindi, in tutte le diluizioni/dinamizzazioni, misuriamo le nanoparticelle in sospensione mediante microscopia laser (DLS – NTA – SEM/EDX). A ciò aggiungiamo la spettroscopia infrarossa (FTIR) e laser (RAMAN), che permette di identificare le molecole del materiale raccolto tramite LIOFILIZZAZIONE delle soluzioni.
Per questi medicinali abbiamo utilizzato anche un metodo validato per l'analisi discriminante dei segnali di Risonanza Magnetica Nucleare (NMR) delle soluzioni. Tutti i medicinali sono inoltre soggetti a pHmetro. La ricerca è quindi finalizzata allo sviluppo di una vera e propria “carta d'identità” di ciascun medicinale omeopatico e di ciascuna dinamizzazione, che possono poi servire anche per gli studi di stabilità a lungo termine. Infine, abbiamo utilizzato l'analisi elettrofotonica, un metodo sperimentale per rilevare cambiamenti a livello elettronico, anche nei granuli impregnati con la dinamizzazione omeopatica.”. [2]
Per le tecniche elencate, il gruppo si avvale di laboratori presso prestigiose Università del Paese, quindi più che validate dalla scienza ufficiale. Per l’approfondimento sull’uso di queste tecniche in questo tipo di ricerche, consigliamo la lettura del lavoro integrale dal titolo “Materiality of Homeopathic Medicines. DynHom Research Program”.
Determinato Coordinatore della Ricerca del progetto DynHom (Dinamizzazione/Omeopatia) e convinto sostenitore della ricerca fondamentale sui medicinali omeopatici in Belgio con il supporto di ECH, GIRI e LMHI, è il Dottor Michel Van Wassenhoven, attualmente impegnato a costruire un nuovo prototipo di analisi elettro‑fotonica (EPA).
Nelle loro rispettive ricerche, sia il Dottor Michel Van Wassenhoven che il Prof. Vittorio Elia rilevano la presenza di aggregati solidi, dopo evaporazione e perturbazione dell’acqua pura anche bidistillata, che hanno caratterizzato e definito come composizione carbonatica (contenente per buona parte carbonato idrogeno di sodio) l’uno, oppure Xerosydrile l’altro. Questo nanoparticolato non è il portatore dell’informazione del medicinale, ma è utile/necessario affinché l’informazione sia mantenuta nel medicinale ed è su questa componente solida che si fondano le ricerche.
L’utilizzo di queste strumentazioni, spesso disponibili solo presso Università o laboratori di alto livello, per le misurazioni necessarie ai rilevamenti dei medicinali ultra-diluiti, ha costi elevatissimi. È per questo che il Dottor Van Wassenhoven lancia un appello a tutta la comunità omeopatica a voler considerare concretamente la possibilità di sostenere questo progetto fondamentale attraverso una campagna di crowdfunding in Italia. “È vitale per i nostri laboratori omeopatici” egli scrive “per i nostri farmacisti, i medici prescrittori e, naturalmente, i nostri pazienti. Insieme, rafforziamo la collaborazione, condividiamo le conoscenze e sosteniamo il futuro della ricerca scientifica in Omeopatia.”.
Per eventuali donazioni, sono riportati condizioni ed estremi bancari sul loro sito.
Dr.ssa Renata Calieri