Le malattie un tempo definite esotiche (patologie infettive che si manifestano tipicamente nelle zone tropicali e subtropicali) ormai sono di casa anche da noi e colpiscono sia gli umani che gli animali e le piante. Il cambiamento climatico in atto non fa non fa sconti a nessuno e nuovi agenti patogeni si stanno adattando e trovano dei vettori adatti per trasmettersi da un individuo all’altro.
Il virus della Dermatite Nodulare Contagiosa, o Lumpy Skyn Disease (LSDV), appartiene alla famiglia Poxviridae, genere Capripoxvirus, come gli agenti eziologici del Vaiolo Ovino e Caprino con i quali condivide il 96% del genoma.
È principalmente una malattia dei Bovini, ma può colpire anche altre specie come Zebù e Bufalo, non è trasmissibile all’Uomo, quindi è una di quelle malattie che viene combattuta perché porta notevoli danni economici e finanziari al settore dell’allevamento. La LSDV viene trasmessa tramite zanzare, mosche ematofaghe e zecche. Il contagio diretto svolge un ruolo secondario, ma l’infezione può essere trasmessa anche da acqua e alimenti contaminati con saliva.
È endemica in gran parte dell’Africa subsahariana e, dal 1980/89, in molti Paesi del Medio Oriente e del Caucaso. In Asia è apparsa nel 2019/20, in Europa ha esordito nel 2015 in Turchia e si è poi estesa a diversi Paesi. Dopo massicce campagne vaccinali, adesso è endemica solo in alcune zone del Balcani occidentali.
Secondo le notizie ufficiali, dopo il primo focolaio di LSDV italiano, segnalato in giugno 2025 in provincia di Nuoro, sono stati registrati altri focolai localizzati nelle province di Nuoro e Sassari, e uno nella provincia di Mantova, causato da bovini arrivati da Nuoro. In Sardegna la circolazione virale nell’isola resta attiva, sebbene costantemente monitorata dalle Autorità Competenti.
Un report europeo segnala un numero totale di capi di bestiame degli allevamenti colpiti pari a 1.207, fino ad ora. Di questi, 52 presentavano sintomi clinici e 8 sono morti. In tutto 324 animali sono stati abbattuti.
Gli Istituti Zooprofilattici indicano un periodo di incubazione della LSDV che dura da 1 a 4 settimane ed è seguito da una fase viremica di 4 giorni, accompagnata da febbre che dura 5-14 giorni e calo della produzione lattea. A questo subentra una linfadenite generalizzata e la formazione di edemi a carico degli arti, del torace e dell'addome; si verificano ulcerazioni a congiuntiva, musello, bocca con secrezioni oculo-nasali, aborti, mastiti e orchiti. Su tutto il corpo compaiono noduli di diametro compreso tra 0,5 e 5 cm, che possono estendersi fino all’ipoderma, alla fascia e a volte alla muscolatura con maggiore frequenza su collo, torace, perineo e attorno alle cosce. Dopo un periodo compreso tra cinque e sette settimane, subentra un mutamento caratteristico dei noduli: centro necrotizzato, ben delimitato e di forma rotonda. Le infiammazioni delle articolazioni e delle guaine tendinee possono causare zoppia.
Per la profilassi viene effettuata la vaccinazione preventiva, di solito obbligatoria, con vaccini vivi attenuati omologhi (virus PSDV attenuato), o eterologhi (altri virus Capriopox attenuati). Vengono inoltre effettuati il controllo dei movimenti dei capi, la sorveglianza sanitaria e il controllo dei possibili vettori.
Sempre gli Istituti Zooprofilattici classificano la LSDV come malattia di Categoria A ai sensi del Regolamento di esecuzione (UE), per la quale sono previste misure stringenti di eradicazione, tra cui: l’istituzione di zone di protezione e sorveglianza (rispettivamente di 20 e 50 km) e l’abbattimento dei capi infetti o sospetti.
Indicazioni simili dà anche l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna, che ha pubblicato un documento informativo con le caratteristiche della malattia e i modi per contrastarla.
Le misure che vengono prese, fra cui l’abbattimento dei capi, ma soprattutto la vaccinazione obbligatoria, hanno suscitato la protesta di molti allevatori sardi, dopo i disastri che ha provocato il vaccino per la Blue Tongue: certe scelte sanitarie hanno potuto spazzare via interi allevamenti. Particolarmente attivo è il Comitato Bacargios per la tutela e la valorizzazione del Bovino di Sardegna e d’Italia.
Pare quindi interessante vedere quello che viene proposto in India, dove la malattia è apparsa nel 2019 e dove l’Omeopatia ha un posto di onore e viene gestita dall’apposito Ministero dell’AYUSH (Ayurveda, Unani, Siddha and Homeopathy).
Ci viene utile un articolo scritto dalla Dr.ssa Priyanka Motwani che riporta anche rimedi presumibilmente efficaci sui singoli quadri sintomatici.
I principali sintomi che vengono presi in considerazione sono:
- Febbre
- Gonfiore degli arti
- Gonfiore dei genitali
- Lacrimazione degli occhi
- Secrezione nasale
- Aumento della salivazione
- Formazione di protuberanze o noduli sulla pelle.
Molti animali possono essere infettati, ma rimanere asintomatici.
Il Ministero dell'Agricoltura indiano ha recentemente lanciato un nuovo vaccino indigeno, denominato Lumpi-ProVacInd, sviluppato dal National Equine Research Center di Hisar (Haryana) in collaborazione con l'Indian Veterinary Research Institute di Izzatnagar a Bareilly (Uttar Pradesh). Il vaccino è stato promosso dal Ministero dell’Agricoltura indiano ed è supportato da ricerche condotte dal 2019 sulla malattia e la sua prevenzione.
L'Omeopatia, come medicina complementare, ha dimostrato di essere efficace nella gestione di alcuni casi e, sebbene siano necessarie ulteriori ricerche al riguardo, è possibile utilizzare una serie di rimedi che coprono i suddetti sintomi e che si sono rilevati utili per ottenere una rapida guarigione del bestiame infetto e per prevenirne la diffusione.
Per approfondimenti e per i rimedi proposti dalla dott.ssa Mowtani si rimanda all’articolo completo.
In sintesi, in India si è cercato di utilizzare non un vaccino proveniente dall’estero, quanto piuttosto di svilupparne uno da ceppi indigeni, ritenendo che questo possa essere più efficace.
Allo stesso tempo si utilizzano con buoni risultati medicine complementari, come l’Omeopatia, per curare e prevenire la malattia.
Come sopra ricordato, la LSDV non è pericolosa per l’Uomo, e viene combattuta nella UE, come altre malattie del bestiame, soprattutto per i danni economici dovuti alle mancate produzioni (latte, mancata crescita, ecc.). Questo però, a lungo andare, comporta costi rilevanti (per l’indennizzo dei capi abbattuti e per le campagne di vaccinazione e controllo), e non è detto che questi possano sempre essere sostenuti, vista la sempre più frequente diffusione di nuove malattie esotiche, sia umane che animali. Pare quindi interessante cercare nuove alternative per la prevenzione e la cura delle stesse, e fra queste sicuramente c’è da considerare l’Omeopatia.
Dr. Andrea Martini