Nell’articolo del mese passato, abbiamo parlato della complessità dell’interrogatorio omeopatico nel caso si debbano curare i pet, gli animali da compagnia. In questo caso il proprietario vive in genere in stretto contatto con questi soggetti, e spesso proietta su di loro le proprie ansie e timori, li ‘antropomorfizza’ e questo può rendere più difficile un rilievo obiettivo dei sintomi, soprattutto mentali e generali. Tanto che non è raro trovare animali a cui vengono prescritti gli stessi rimedi dei loro proprietari, a dimostrazione che spesso si confondono i sintomi degli uni e degli altri, tanto vivono in simbiosi.
Vediamo in questo articolo cosa avviene con gli animali in allevamento.
Fortunatamente la moderna etologia ha approfondito molto lo studio del comportamento delle diverse specie domestiche, sia da compagnia che da reddito, dando degli utili strumenti di analisi sia ai proprietari che ai Veterinari omeopati, per aiutarli nella reale e oggettiva comprensione dei sintomi manifestati dagli animali.
Comunque, nel caso di quelli che vengono definiti ‘animali da reddito’, di solito il legame emotivo fra allevatori e animali è meno intenso, ed è più difficile l’antropomorfizzazione. C’è comunque da considerare che se questo da una parte può essere un fatto positivo, dall’altra può portare ad avere una minore quantità e qualità dei sintomi riportati al Veterinario omeopata.
Al contrario di quanto avviene per i pet, non sempre i proprietari sono quelli che stanno più a contatto con gli animali e li conoscono meglio. Se possibile, bisogna quindi rivolgersi sempre agli addetti all’allevamento, che li seguono tutti i giorni, se si vogliono rilevare dei sintomi validi per l’anamnesi e la repertorizzazione.
Bisogna poi fare delle distinzioni fra tipi di animali ‘da reddito’ allevati. Alcuni sono ben individualizzati e possono essere curati singolarmente, altri vengono allevati in gruppi, anche molto numerosi, quindi devono essere studiati e trattati come se fossero un unico individuo.
Ad esempio, i cavalli, gli asini e in parte i bovini, soprattutto quelli da latte, vivono in genere a stretto contatto con l’uomo (che sia proprietario o conduttore) ed è più facile rilevarne e conoscerne il comportamento, anche il carattere, e le problematiche di salute. Inoltre è più facile intervenire singolarmente per le terapie e i trattamenti, come avviene per i pet. Per chiarire meglio, non è che le bovine da latte appartengano a una specie diversa da quelle destinate alla carne: è che di solito vengono molto più seguite in tutte le fasi della loro carriera produttiva e riproduttiva, e quindi vengono conosciute molto meglio dagli addetti all’allevamento, rispetto a quelle da carne, spesso allevate al pascolo.
Diverso è il discorso per gli animali allevati in gruppo, come i bovini da carne, le pecore, le capre, i conigli, i polli, i pesci ecc. In questo caso può risultare molto più difficile o impossibile studiare i sintomi dei singoli individui, e quindi non resta che considerarli come un unico individuo, prendendo in considerazione i sintomi prevalenti e più caratteristici.
Sicuramente di gruppo dovranno essere anche i trattamenti da effettuare, di solito nell’acqua di bevanda, in modo che il rimedio arrivi nello stesso tempo a tutti gli animali. Questa scelta obbligata avrà spesso come risultato che non tutti i soggetti reagiranno positivamente al rimedio somministrato, dato che ci saranno sicuramente sensibilità individuali diverse, ma, se il rimedio sarà scelto bene, si potranno prevedere buoni risultati.
Ci sono poi le api, che vivono in colonie che sono da considerare in tutto e per tutto dei super organismi. In questo caso sarà obbligo considerare ogni colonia come un singolo animale e quindi se ne dovranno rilevare i sintomi caratteristici utili a scegliere i rimedi più adatti.
Un punto importante, spesso sottovalutato, è considerare il modo in cui gli animali vengono allevati, soprattutto va fatta una netta distinzione fra allevamenti intensivi ed estensivi. Gli ‘stili di vita’, tanto cari all’Omeopatia, sono molto importanti anche per gli animali, e se non viene rispettato il loro benessere, e quindi il loro comportamento naturale, difficilmente se ne può sperare la vera guarigione. Molte volte la guarigione si potrebbe ottenere semplicemente aumentando gli spazi, mandando gli animali al pascolo, o agendo sull’alimentazione.
Negli allevamenti intensivi gli animali spesso sopravvivono grazie a strattagemmi, quali la ventilazione forzata dei locali, uso di trattamenti allopatici preventivi, ecc.
Quando si parla di allevamenti intensivi non si deve pensare solo a quelli di polli e maiali, ma anche a quelli di altre specie, come bovini all’ingrasso, ovicaprini tenuti sempre in stalla, pesci allevati in spazi troppo piccoli e anche api. Sembra strano, ma anche le api allevate con i sistemi moderni, nelle arnie razionali, pagano un importante prezzo in termini di benessere animale, perché costrette in spazi ristretti lontani dal loro comportamento naturale, tanto che si sta sempre più sviluppando l’apicoltura naturale.
Con questo non intendo dire che non si possono curare con l’Omeopatia gli animali allevati in maniera intensiva, ma che il fatto stesso che vengano allevati in questo modo ne rende più complesso e difficile il trattamento e la guarigione. Per fare un paragone umano, c’è la stessa differenza fra un detenuto costretto in prigione e una persona libera di andare dove vuole. Tutti e due si possono curare con l’Omeopatia, ma lo stato in cui si trova il primo influirà di sicuro negativamente sul suo benessere generale.
Una garanzia dovrebbe essere data dagli allevamenti biologici, dove il benessere animale, la corretta alimentazione, gli spazi messi a disposizione degli animali, e la cura del personale dovrebbero essere sempre garantiti.
In sintesi, negli animali da reddito il rilievo dei sintomi è legato a:
- Anamnesi che dovrebbe essere facilitata dai registri dei trattamenti, sempre presente negli allevamenti
- Interrogatorio omeopatico preferibilmente all’addetto all’allevamento (anamnesi remota, prossima e attuale) con lo scopo di individuare sintomi caratteristici
- Osservazione diretta degli animali e del loro comportamento nell’ambiente in cui si trovano abitualmente
- Osservazione dell’ambiente dove vivono gli animali e della loro alimentazione
- Visita clinica dei soggetti.
Dr. Andrea Martini