La Presidente FIAMO al Congresso di Oncologia Integrata SIO-ARTOI di Roma

Il tavolo FIAMO presso il Congresso SIO-ARTOI (Foto privata)

Nel fine settimana dall’8 al 10 maggio scorso, sono stata a Roma al Congresso di Oncologia Integrata SIO-ARTOI.

Al Congresso, tra gli altri, hanno portato relazioni in presenza i Colleghi della Clinica del Dr. Dario Spinedi e Jean Lionel Bagot, oltre ai Colleghi toscani e, da remoto, i Dr.i Pareek indiani.

Il nostro Socio Dr. Egidio Galli ha presentato un poster, il Dr. Francesco Marino col database ha parlato di ricerca e ha fatto da moderatore insieme al Presidente LMHI Bernardo Merizalde.

L’Omeopatia, sempre esclusa anche dalle TCIM, ha avuto un suo spazio e, come FIAMO, grazie all’impegno della nostra Segretaria, Dr.ssa Giovanna Giorgetti, abbiamo anche avuto un nostro banco istituzionale nello spazio espositivo.

So che molti nella nostra comunità hanno grandi riserve riguardo al termine “integrato”, ma credo che sia davvero importante ragionare insieme su questo tema, a cui accennerò (in qualità di Presidente FIAMO) anche nell’editoriale sul prossimo numero (92 - luglio 2026) della rivista Il Medico Omeopata.

Perché dico che è importante ragionare su che cosa possa voler dire per noi della FIAMO il termine Integrazione. Qui stiamo parlando di patologie oncologiche che nella Medicina ufficiale sono trattate con protocolli codificati. Noi possiamo trovarci davanti a diverse situazioni: pazienti che cercano aiuto per reggere meglio la terapia convenzionale e diminuire gli effetti collaterali. Oppure pazienti che rifiutano la terapia convenzionale sia perché la temono, sia perché anche quella non dà speranze di guarigione. O ancora pazienti in fase terminale, da accompagnare nel fine vita. La scelta sarà sempre del paziente.

In ogni caso, noi ci siamo per accompagnare il paziente nel suo percorso. Il paziente va messo davanti alla sua scelta prospettandogli tutte le eventualità, rischi e benefici, ma dobbiamo tenere conto che, mentre nella Medicina convenzionale si può parlare di statistiche, nell’Omeopatia abbiamo dati difficilmente standardizzabili: siamo la Medicina della persona, non della patologia.

Chi considera che l’utilizzo dell’Omeopatia per migliorare la qualità di vita dei pazienti in chemioterapia sia l’ammissione che esiste una medicina di serie A, quella convenzionale, e quella di serie B, l’Omeopatia, secondo me vede la cosa dal suo punto di vista, non da quello del paziente. Il paziente vuole stare meglio, in qualunque situazione si trovi. Quello che conta, per noi omeopati classici, è gestire ogni singolo caso secondo la logica omeopatica per quanto più possibile. E il raccogliere dati su una pratica di questo tipo porta valore alla nostra Medicina.

L’Omeopatia per un medico è certamente lo strumento più incisivo, direi anche raffinato, ma è anche spesso di difficile applicazione: dobbiamo essere coscienti dei nostri limiti, tanto quanto delle nostre potenzialità. E dobbiamo riconoscere il valore anche di altri approcci, che spesso svolgono un’azione sinergica.

Alla fine credo che la chiave di tutto sia la consapevolezza e l’esercizio del dubbio.

 

Dr.ssa Antonella Ronchi

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