Dall’Omeopatia all’Agro-Omeopatia: come trasferire l’approccio omeopatico dall’uomo alla pianta?

"L'Omeopatia per la Cura delle Piante" - Cornelia Maute

"Fondamenti di agro-omeopatia. L'Omeopatia applicata alle piante" - Radko Tichavsky
A cura di Francesco Di Lorenzo

L’Agro-Omeopatia è una pratica agricola che trasferisce i principi dell’Omeopatia al mondo vegetale e agricolo. Si basa sull’utilizzo di rimedi agro-omeopatici, ossia sostanze di origine minerale, vegetale o animale, diluite e dinamizzate secondo il metodo omeopatico; tali rimedi sono somministrati alle piante a scopo preventivo e/o curativo al fine di stimolare le difese naturali e migliorare la resistenza a malattie, parassiti o stress ambientali.

Cercando di entrare più in dettaglio nella metodologia di questa emergente pratica agricola, è fondamentale capire come sia possibile trasferire l’approccio terapeutico ideato da Hahnemann per le persone agli organismi vegetali.

È evidente che le piante presentano aspetti citologici, istologici e fisiologici a volte molto diversi rispetto agli animali. In che modo, allora, applicare i principi dell’Omeopatia alle piante?

Volendo attuare una distinzione semplificativa e riduttiva per una più facile comprensione, si possono individuare in generale due correnti di pensiero: la prima, classica, che alcuni definiscono “antropocentrica”, cerca di applicare il metodo omeopatico pensato per l'uomo su sistemi vegetali senza alcun tipo di aggiustamento, paragonando la sintomatologia e l'eziopatogenesi delle malattie vegetali a quelle umane. La pianta è dunque considerata simile all'uomo e i sintomi patologici della pianta sono considerati, in qualche modo, simili a quelli dell'uomo. Ad esempio, secondo questo approccio se la pianta subisce una lesione o un piegamento dovuto a condizioni atmosferiche avverse o alle operazioni di trapianto, il rimedio selezionato sarà Arnica, poiché tale rimedio è indicato anche nell’uomo in caso di traumi, contusioni, scosse o colpi; oppure in caso di malattie fungine che inducono necrosi e filloptosi, può essere selezionato Thuja, poiché tale rimedio è utilizzato nell’uomo in caso di disturbi cutanei (come verruche) associati a macchie scure necrotiche simili a quelle causate da alcuni funghi patogeni nelle piante (Maute 2015). In realtà, se si volesse seguire in modo scrupoloso il percorso metodologico di Hahnemann per associare il rimedio a un determinato sintomo, allora occorrerebbe applicare il principio di similitudine hahnemanniano anche alle piante conducendo i cosiddetti “provings” (cioè sperimentazioni omeopatiche sul sano): si osservano i sintomi visibili della pianta (necrosi, avvizzimento, ingiallimento, deformazioni, ecc.) e si cerca una sostanza che, in una pianta sana, provocherebbe sintomi simili. Ad esempio: una pianta con foglie bruciate dal sole potrebbe essere trattata con una sostanza che, in dose ponderale, causerebbe bruciature o danni simili, come per esempio un rimedio derivato da zolfo o arsenico diluito. Per quanto noto all’Autrice, non esiste a tutt’oggi una “Materia Medica Agro-omeopatica” ufficiale, basata su esperimenti di “provings hahnemanniani” accreditati, riconosciuti e ben documentati.

La seconda scuola di pensiero, invece, tiene conto delle effettive differenze fra le piante e l’uomo e propone un approccio sistemico (e non più una visione sintomatica delle problematiche) che coinvolge non solo la pianta, ma anche il sistema agro-ecologico in cui essa vive. Tale approccio viene definito come Agro-Omeopatia sistemica o olo-Omeopatia (Di Lorenzo et al 2021; Tichavsky 2023).

Tale approccio si discosta dal precedente soprattutto nel caso delle malattie fitopatologiche (virus, batteri o funghi) o attacchi di parassiti: in questo caso il rimedio omeopatico di origine vegetale o animale è selezionato sulla base della cosiddetta “similarità metabolica” dei metaboliti secondari (sostanze biologicamente attive, specie-specifiche e organo-specifiche, non essenziali per la normale crescita e coinvolte nei meccanismi di protezione delle piante). La somiglianza metabolica si basa sulla presenza di metaboliti secondari comuni tra piante e animali presenti nell'agroecosistema. Secondo questo approccio alcune malattie o condizioni di stress che colpiscono una determinata pianta possono essere mitigate attraverso l'uso di piante o altri organismi che hanno metaboliti molto simili alla pianta in questione. Quindi due piante che hanno in comune un gran numero di metaboliti secondari possono essere usate come rimedi agro-omeopatici l'una per l'altra. Per fare un esempio, secondo le tavole metaboliche elaborate da Tichavsky, risulta che la vite (Vitis vinifera L.) e la carota (Daucus carota spp.) presentano più di 40 metaboliti in comune, indicando l’esistenza di vie metaboliche simili pur appartenendo a famiglie botaniche diverse.

Sintetizzando, l’approccio classico basato sul principio di similitudine hahnemanniano lavora per analogia dei sintomi (“guarda la pianta”); l’approccio sistemico basato sulla similitudine metabolica lavora per affinità biochimica tra le piante (“guarda dentro la pianta”). Tali approcci non devono necessariamente essere considerati in antitesi, ma potrebbero essere integrati per ampliare le conoscenze e sviluppare un metodo terapeutico efficace e comprovato per la cura delle piante.

Senz’altro la tematica accennata in questa breve comunicazione merita ulteriori approfondimenti per la formazione di un giudizio critico individuale (si consiglia a tal proposito la lettura dei testi sopra citati); in questa sede si è voluto fornire una panoramica generale sugli approcci tuttora esistenti in Agro-Omeopatia per permettere al lettore di avvicinarsi all’argomento e suscitare il suo interesse.

 

Dr.ssa Grazia Trebbi

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